Le grandi idee meritano una grande presentazione. Eppure, nel mondo dell’innovazione sociale e delle economie territoriali, accade spesso che progetti ricchi di valore vengano raccontati al di sotto delle loro reali potenzialità.
Non perché manchino le idee, l’esperienza o la passione. Più semplicemente, chi lavora ogni giorno dentro un progetto conosce così bene ogni sua sfumatura da incontrare talvolta una difficoltà inattesa: scegliere che cosa raccontare, in quale ordine e con quali parole, soprattutto quando il tempo a disposizione è limitato.
A questo tema è stato dedicato un nuovo webinar della Call Economie Abitanti 2025–2026, pensato per accompagnare i partecipanti verso l’evento conclusivo del percorso, in programma a Pennabilli il 16 e 17 ottobre 2026.
Al centro dell’incontro, il percorso gratuito di mentoring realizzato con Toastmasters Rimini Riviera e una domanda molto concreta:
Come si può trasformare un progetto complesso in un pitch chiaro, credibile e convincente di appena cinque minuti?
A guidare la riflessione è stato Lino Sbraccia, presidente di Figli del Mondo APS e socio di Toastmasters Rimini Riviera, insieme al gruppo di coordinamento della Call Economie Abitanti.
Cinque minuti per aprire nuove possibilità
La presentazione finale non sarà soltanto un esercizio di comunicazione.
Davanti ai partecipanti della Call ci saranno rappresentanti di organizzazioni pubbliche e private, fondazioni, istituti di credito, enti di formazione, associazioni di categoria e soggetti impegnati nella progettazione e nel finanziamento dello sviluppo territoriale.
Il pitch servirà quindi a rendere ogni iniziativa riconoscibile e comprensibile, ma anche a suscitare l’interesse di possibili interlocutori.
Dopo le presentazioni saranno infatti organizzati incontri individuali tra i progetti e gli stakeholder presenti. Saranno occasioni dedicate nelle quali approfondire le idee, fare domande e comprendere quali forme di collaborazione, accompagnamento o sostegno possano essere attivate.
Il pitch non deve quindi raccontare tutto. Deve permettere a chi ascolta di capire rapidamente:
- chi promuove il progetto;
- quale problema concreto affronta;
- quale soluzione propone;
- quale cambiamento intende generare;
- perché vale la pena approfondirlo.
L’obiettivo non è chiudere una conversazione in cinque minuti, ma farla cominciare.
Il metodo Toastmasters: provare, ricevere feedback, migliorare
Toastmasters International è un’organizzazione educativa non profit nata nel 1924 e oggi presente in più di 140 Paesi. Attraverso una rete di club locali, aiuta le persone a sviluppare competenze di public speaking, comunicazione e leadership.
Il suo metodo si fonda soprattutto sulla pratica.
Si prepara un discorso, lo si presenta, si ricevono valutazioni costruttive, si incorporano i suggerimenti e si prova nuovamente. Ogni nuova versione permette di migliorare la chiarezza, la struttura, il ritmo e la capacità di coinvolgere il pubblico.
Il punto di partenza è semplice: chi ha ideato il progetto resta la persona che lo conosce meglio.
Il mentor non sostituisce i promotori e non cambia la loro idea. Offre invece uno sguardo esterno, indispensabile per riconoscere ciò che nel racconto funziona e ciò che, per chi non conosce già l’iniziativa, può risultare poco chiaro.
Un buon mentor non dice alle persone che cosa devono pensare o quale progetto dovrebbero realizzare. Le aiuta a esprimere nel modo migliore ciò che hanno già costruito.
Un percorso basato su prove, video e feedback
Il supporto proposto da Toastmasters Rimini Riviera è facoltativo e gratuito. Si svolgerà indicativamente nell’arco di un mese e mezzo, da settembre fino all’evento conclusivo di ottobre.
A ogni progetto aderente verrà associato un mentor volontario. Il percorso seguirà una struttura progressiva, adattabile alle esigenze delle singole persone.
La prima call: conoscere il progetto
Il primo incontro, della durata indicativa di 30–45 minuti, servirà a conoscersi e a permettere al mentor di comprendere il progetto, il suo contesto, i suoi obiettivi e le caratteristiche della persona che dovrà presentarlo.
La prima versione del pitch
I partecipanti prepareranno quindi il proprio intervento e ne registreranno una prima versione video.
Non sarà necessario realizzare un prodotto tecnicamente perfetto. Il video servirà soprattutto a osservare il discorso dall’esterno e a fornire al mentor un materiale concreto sul quale lavorare.
Il primo confronto
Dopo aver visto il video, il mentor organizzerà una call di analisi. Non consegnerà ordini o formule obbligatorie, ma proporrà spunti su struttura, chiarezza, efficacia, linguaggio e gestione del tempo.
Le revisioni successive
Il pitch verrà registrato nuovamente, incorporando i suggerimenti ritenuti utili. Una seconda call consentirà di lavorare sugli aspetti più sottili: il ritmo, le transizioni, le parole utilizzate, il modo di aprire e chiudere il discorso.
Una terza registrazione e un confronto finale permetteranno di arrivare a una versione sufficientemente stabile e padroneggiata.
Il mentor metterà a disposizione complessivamente poche ore. Il lavoro principale resterà nelle mani dei partecipanti: scrivere, scegliere, provare, registrarsi e riprovare.
È proprio questa ripetizione a trasformare progressivamente una buona idea in un racconto efficace.
Il mentor accompagna, ma l’iniziativa spetta al progetto
Nel webinar è stata sottolineata una distinzione importante: il mentor non è un coach che controlla costantemente le attività o sollecita le persone a rispettare le scadenze.
È una figura che cammina a fianco del progetto e mette gratuitamente a disposizione tempo, esperienza e capacità di ascolto. Perché la relazione funzioni, devono però essere i partecipanti ad attivarla.
Spetterà quindi ai promotori:
- contattare il mentor;
- concordare tempi compatibili con le esigenze di entrambi;
- preparare e inviare i video;
- recepire criticamente i feedback;
- arrivare alle call con una nuova versione sulla quale lavorare.
Questa responsabilità fa parte dell’esercizio. Presentare efficacemente un progetto significa anche imparare a prendere l’iniziativa, formulare richieste chiare e utilizzare bene le opportunità disponibili.
Che cosa non può mancare in un pitch
La seconda parte del webinar ha approfondito la struttura consigliata per la presentazione finale.
Non si tratta di un copione rigido. Ogni progetto potrà scegliere il proprio stile e il proprio linguaggio. Esistono però alcune informazioni senza le quali chi ascolta rischia di non comprendere il valore e la concretezza della proposta.
1. Chi siamo
La presentazione deve iniziare chiarendo, molto brevemente, chi promuove il progetto.
Questo primo passaggio comprende almeno due elementi.
Il primo è il contesto territoriale: dove nasce l’iniziativa, in quale comunità opera e quali caratteristiche presenta il luogo.
Il secondo è la natura organizzativa del soggetto promotore. È un gruppo informale? Un’associazione di promozione sociale? Una cooperativa, una cooperativa di comunità, una startup o un’impresa?
Può sembrare un’informazione formale, ma per chi ascolta è essenziale. Permette di comprendere il grado di maturità del progetto, le sue possibilità operative e le forme di relazione che possono essere attivate.
2. Quale problema concreto affrontiamo
Dire genericamente di voler contrastare lo spopolamento o sostenere le aree interne non è sufficiente.
Il pubblico dell’evento conosce già le principali difficoltà dei territori rurali e montani. Non è quindi necessario dedicare molto tempo a descrivere problemi generali.
Occorre invece precisare quale manifestazione concreta di quel problema viene affrontata dal progetto e chi sono i destinatari.
Quali persone incontrano quella difficoltà? In quale luogo? Che cosa accade oggi? Quale bisogno resta senza risposta?
Più il problema è circoscritto, più la proposta diventa leggibile.
3. Che cosa facciamo e con chi
Dopo aver chiarito il problema, occorre presentare la soluzione.
Che cosa propone concretamente il progetto? Quali attività saranno realizzate? Chi parteciperà? Con quali soggetti territoriali?
Molti partecipanti alla Call stanno sviluppando contemporaneamente diverse idee. La tentazione può essere quella di elencarle tutte per mostrare la ricchezza del progetto.
Il consiglio emerso dal webinar è opposto: selezionare una o due priorità, arrivando a tre soltanto quando sono strettamente collegate.
Un lungo elenco di iniziative può far pensare che il progetto non abbia ancora individuato una direzione. Scegliere non significa impoverirlo, ma dimostrare di aver stabilito delle priorità.
4. Quale valore vogliamo generare
Il cuore del racconto riguarda il cambiamento che il progetto intende produrre.
Che cosa dovrebbe migliorare nella vita delle persone? Che cosa cambierà nella comunità o nel territorio? Quali nuove possibilità potranno emergere?
Il valore generato non deve essere descritto soltanto attraverso affermazioni generali. È importante accompagnarlo, quando possibile, con alcuni numeri.
Le organizzazioni già operative possono fare riferimento a dati quali:
- persone coinvolte;
- lavoratori, collaboratori e volontari attivati;
- ricavi prodotti;
- servizi erogati;
- presenze registrate;
- risorse economiche movimentate nel territorio.
I progetti in fase iniziale potranno invece presentare stime e obiettivi credibili.
I numeri non servono a rendere freddo il racconto, ma a mostrarne la dimensione reale. Deve esistere una coerenza tra l’ambizione del cambiamento dichiarato e le risorse, le persone e le attività che si prevede di mettere in campo.
Il valore economico generato nei territori
Durante il webinar è stato presentato l’esempio di Ca’Co – Casa Coliving, esperienza nata a Pennabilli.
Attraverso la valutazione del suo impatto è stato stimato che il coliving attivi ogni anno nel territorio un valore vicino ai 100.000 euro.
Il dato non coincide soltanto con i ricavi degli affitti. Comprende anche il lavoro generato per la gestione e la manutenzione della struttura, le pulizie, la comunicazione e la spesa effettuata dai coliver presso negozi, produttori e servizi locali.
In un comune di circa duemila abitanti, questa circolazione economica assume un peso concreto.
L’esempio mostra come anche un progetto di dimensioni contenute possa produrre effetti rilevanti, a condizione che sia capace di identificarli, misurarli e raccontarli.
5. A che punto siamo
Chi ascolta deve poter distinguere un’idea iniziale da un progetto già avviato.
È quindi necessario dichiarare con chiarezza lo stato di avanzamento:
- che cosa è stato già realizzato;
- quali attività sono in corso;
- quali risultati sono stati raggiunti;
- quali elementi devono ancora essere sviluppati;
- quali ostacoli sono emersi.
Anche le difficoltà possono essere utili, quando vengono presentate con consapevolezza. Dimostrano che il gruppo sta lavorando sul campo e ha iniziato a conoscere concretamente il problema.
6. Che cosa è cambiato grazie alla Call
La presentazione finale sarà anche l’occasione per raccontare ciò che il percorso della Call Economie Abitanti ha prodotto nei progetti.
Può trattarsi di una decisione finalmente maturata, di un’idea abbandonata, di un nuovo metodo acquisito o di una collaborazione nata durante i webinar, le consulenze e i team building.
Non viene chiesto necessariamente che cosa sia “migliorato”, ma che cosa sia cambiato.
L’apprendimento, infatti, non consiste soltanto nel confermare le ipotesi iniziali. Talvolta significa rivederle, restringere il campo, riconoscere un limite o scoprire una direzione diversa.
7. Quali sono i prossimi passi
La parte conclusiva del pitch deve guardare in avanti.
Quali sono le prossime una, due o tre azioni concrete già pianificate?
Non obiettivi generici, ma passaggi riconoscibili: costituire l’organizzazione, concludere un accordo, sperimentare un servizio, avviare un cantiere, incontrare una comunità, raccogliere nuovi dati o attivare una prima collaborazione.
I prossimi passi mostrano che il progetto possiede una direzione.
Come ricordato durante il webinar attraverso l’esperienza di una partecipante, anche chi dispone delle risorse economiche per sostenere un’iniziativa ha bisogno, prima di tutto, di vedere una direzione chiara.
8. Di che cosa abbiamo bisogno
La richiesta rivolta agli stakeholder non dovrebbe ridursi automaticamente alla ricerca di finanziamenti.
Le risorse economiche possono essere indispensabili, ma raramente sono l’unico bisogno di un progetto.
Potrebbero servire:
- nuove competenze;
- supporto organizzativo;
- volontari e collaboratori;
- conoscenze tecniche;
- aiuto nella scrittura di un bando;
- accesso a reti e interlocutori;
- accompagnamento amministrativo;
- partnership territoriali;
- strumenti di comunicazione;
- luoghi o attrezzature.
Una richiesta precisa permette a chi ascolta di riconoscere più facilmente il contributo che potrebbe offrire.
Dire soltanto “ci servono soldi” restringe il campo della relazione. Spiegare quale ostacolo impedisce il prossimo passo apre invece diverse possibilità di collaborazione.
Cinque minuti significano cinque minuti
Uno dei messaggi più netti del webinar ha riguardato il rispetto del tempo.
Ogni progetto avrà a disposizione cinque minuti, non cinque o sette. Allargare fin dall’inizio il margine significherebbe trasformare facilmente sette minuti in dieci, sottraendo spazio agli altri partecipanti.
Cinque minuti possono sembrare pochi, ma sono sufficienti per raccontare una storia e rendere comprensibile un progetto.
Il limite obbliga a scegliere. E scegliere le informazioni più importanti è già un esercizio di progettazione.
Un pitch efficace non è un testo lungo pronunciato più velocemente. È un racconto costruito per quel tempo preciso.
Slide, immagini o video?
Durante il confronto finale è emersa anche una domanda pratica: è opportuno accompagnare il pitch con materiali visivi?
La sala permetterà di proiettare immagini, slide e filmati. Il consiglio, tuttavia, è di utilizzare questi strumenti con grande attenzione.
Le slide piene di testo tendono a spostare lo sguardo del pubblico dal relatore allo schermo. Se vengono lette o ripetute parola per parola, finiscono per depotenziare il discorso.
Possono invece essere utili:
- fotografie capaci di mostrare il luogo e le persone;
- una o due immagini significative;
- un brevissimo video ad alto valore aggiunto;
- pochi dati essenziali rappresentati in modo immediato.
L’immagine di un fornaio mentre inforna il pane può raccontare un’attività meglio di molte frasi. Un filmato di trenta secondi può restituire l’atmosfera di un paese o di un’esperienza.
Ma ogni secondo occupato dal video viene sottratto ai cinque minuti complessivi. Il materiale visivo deve quindi dire qualcosa che le parole, da sole, non riuscirebbero a comunicare con la stessa efficacia.
Il pubblico non si aspetta un documentario o una sequenza di schermate. Si aspetta una persona capace di raccontare con passione, energia e chiarezza un progetto nel quale crede.
Imparare il discorso senza diventare rigidi
Le slide vengono spesso utilizzate come una rete di protezione. Quando si teme di perdere il filo, leggere ciò che appare sullo schermo può sembrare la soluzione più sicura.
Il rischio, però, è perdere il contatto con il pubblico e l’emozione del racconto.
Conoscere bene il proprio pitch non significa impararlo meccanicamente parola per parola. Significa padroneggiare la sequenza dei concetti, sapere dove si vuole arrivare e riuscire a ritrovare il percorso anche dopo una pausa o una piccola esitazione.
Può essere utile portare con sé un cartoncino con poche parole chiave. Fermarsi un istante, guardare lo schema e riprendere non compromette la presentazione.
Anche gli oratori più esperti possono perdere temporaneamente il filo. L’obiettivo non è apparire infallibili, ma rimanere presenti, autentici e capaci di continuare.
Un allenamento utile oltre l’evento finale
Il percorso con Toastmasters Rimini Riviera nasce per preparare l’appuntamento di Pennabilli, ma le competenze sviluppate potranno essere utilizzate in molte altre occasioni.
Raccontare un progetto in modo chiaro serve durante un incontro con un’amministrazione, nella presentazione di una proposta a una fondazione, nella ricerca di un partner, in un’assemblea pubblica o in una conversazione con una persona che potrebbe entrare nel gruppo.
Poche call non trasformano automaticamente qualcuno in un grande oratore. Possono però offrire una struttura di base, alcuni strumenti di “pronto soccorso” e una maggiore consapevolezza del proprio modo di comunicare.
Soprattutto, possono insegnare che una presentazione efficace non nasce dall’improvvisazione, ma da un processo fatto di ascolto, selezione, prove e revisioni.
Verso l’appuntamento conclusivo di Pennabilli
L’evento finale della Call Economie Abitanti si svolgerà a Pennabilli nelle giornate di venerdì 16 e sabato 17 ottobre 2026.
Il venerdì pomeriggio sarà dedicato a un momento di approfondimento e confronto su uno dei temi centrali delle economie abitanti.
Il sabato entreranno invece in scena i progetti, con le presentazioni e gli incontri individuali con gli stakeholder. Il programma potrà comprendere anche una visita a Ca’Co – Casa Coliving, per conoscere direttamente una delle esperienze nate e cresciute nell’ecosistema di Appenninol’Hub.
Sarà il momento in cui mesi di formazione, consulenze, incontri e relazioni dovranno trovare una sintesi.
Cinque minuti non potranno contenere tutta la storia di ogni progetto. Potranno però mostrarne la direzione, la concretezza e il potenziale.
Perché una buona presentazione non rende soltanto più visibile un’idea.
Può aiutare quell’idea a incontrare le persone giuste e a compiere il passo successivo.
La traccia del pitch in cinque minuti
1. Chi siamo
Territorio, gruppo promotore e forma organizzativa.
2. Quale problema affrontiamo
Un bisogno concreto, riferito a persone e destinatari precisi.
3. Che cosa facciamo
La proposta, le attività prioritarie e i soggetti coinvolti.
4. Quale valore generiamo
Il cambiamento atteso e alcuni numeri significativi.
5. A che punto siamo
Risultati raggiunti, attività avviate e ostacoli incontrati.
6. Che cosa è cambiato con la Call
Apprendimenti, decisioni e nuove collaborazioni.
7. Quali sono i prossimi passi
Da una a tre azioni concrete e già pianificate.
8. Che cosa cerchiamo
Competenze, relazioni, strumenti, partnership o risorse necessarie.
9. La chiusura
Una frase capace di collegare la visione del progetto alla possibilità di costruire nuove collaborazioni.