Dal 19 al 21 giugno 2026 Larino, in Molise, ha ospitato il secondo Team Building della Call Economie Abitanti 2025–2026. Dopo il primo incontro di Monghidoro, che aveva acceso relazioni, riconoscimento reciproco e senso di appartenenza tra i progetti selezionati, questa seconda tappa ha avuto un compito diverso: trasformare la fiducia in metodo, la vicinanza in strumenti, l’energia collettiva in passi operativi da riportare nei territori.
La Call Economie Abitanti nasce per accompagnare progettualità che scelgono di abitare, rigenerare, educare, creare economie e possibilità nei territori fragili, nelle aree interne, nei paesi, nei margini che spesso diventano laboratori di futuro. Per questo i Team Building non sono semplici momenti di incontro: sono dispositivi di lavoro, ascolto e apprendimento condiviso. Servono a far emergere ciò che nei webinar o nelle consulenze individuali resta più difficile da vedere: le dinamiche dei gruppi, le fatiche della comunicazione, le domande sulla governance, il bisogno di confronto tra pari, il rapporto con le comunità locali.
Da Monghidoro a Larino: una comunità che cresce
Il primo Team Building aveva mostrato soprattutto una cosa: i progetti selezionati avevano bisogno di riconoscersi. Di capire che non erano esperienze isolate, ma parti di una costellazione più ampia. A Larino questo capitale relazionale non si è disperso. Al contrario, è diventato più concreto.
Nelle restituzioni finali, una frase è tornata con forza: “non siamo soli”. Non come slogan, ma come scoperta operativa. Molti partecipanti hanno raccontato di aver incontrato altri progetti che, pur in territori diversi, stanno affrontando fragilità simili: gruppi da allargare, comunità da coinvolgere, modelli di governance da chiarire, comunicazioni da rendere più trasparenti, sostenibilità economiche e sociali da costruire.
La rete, quindi, non è stata vissuta solo come conoscenza reciproca, ma come spazio di legittimazione. Sapere che altri stanno attraversando domande analoghe permette di uscire dall’isolamento, di nominare meglio i problemi, di sentirsi parte di un processo collettivo.
Cosa si sono portati a casa i partecipanti
Dalle restituzioni orali e dal questionario finale emergono alcuni nuclei molto chiari.
Il primo riguarda la rete: conoscersi, riconoscersi, scoprire alleanze possibili. Diversi partecipanti hanno sottolineato il valore di “conoscere le persone dietro i progetti”, andando oltre le presentazioni formali o le immagini viste online.
Il secondo tema è la comunicazione. Comunicazione interna ai gruppi, comunicazione esterna verso comunità e stakeholder, ma anche comunicazione come capacità di chiarire il senso del progetto. Una partecipante ha sintetizzato bene questo passaggio: non basta sapere cosa si vuole dire, bisogna interrogarsi su cosa arriva davvero all’altro.
Il terzo nucleo riguarda gli strumenti pratici. Le attività proposte a Larino sono state percepite come esercizi trasferibili: simulazioni, lavori di gruppo, momenti di confronto e pratiche che possono essere riutilizzate nei propri contesti. Non solo formazione, quindi, ma allenamento.
Il quarto elemento è la maturazione organizzativa. Governance, ruoli, processi decisionali, partecipazione della comunità, impatto e sostenibilità sono diventati “compiti per casa”. Non questioni astratte, ma nodi concreti da affrontare con il proprio gruppo.
Infine, è emersa una dimensione più sottile ma decisiva: fiducia, energia e coraggio. Il Team Building ha dato ad alcuni partecipanti la conferma di essere sulla strada giusta; ad altri ha offerto la possibilità di guardare con maggiore lucidità alle proprie fragilità; ad altri ancora ha aperto nuove domande, più precise e quindi più utili.
Spezzare la favola, per lavorare meglio sulla realtà
Uno degli aspetti più importanti di Larino è stato il modo in cui il percorso ha tenuto insieme entusiasmo e complessità. Nei processi di innovazione sociale, soprattutto quando si lavora con paesi, comunità e gruppi informali, il rischio è spesso quello di raccontare solo la parte luminosa: la bellezza dei luoghi, l’energia dei partecipanti, il desiderio di cambiamento.
A Larino, invece, sono emerse anche le fatiche: conflitti, dubbi, difficoltà di comunicazione, incertezze sul ruolo delle persone nei gruppi, paure nel rapporto con le comunità locali. Questo non ha indebolito il percorso. Lo ha reso più vero.
Una delle restituzioni più significative ha parlato della necessità di “spezzare la favola”, perché a volte è proprio questo che permette di stare davanti alla realtà. È un passaggio prezioso: la Call non serve a produrre narrazioni perfette, ma ad accompagnare progettualità capaci di guardare in faccia le proprie contraddizioni e trasformarle in apprendimento.
Il rapporto con i territori
Il secondo Team Building ha permesso anche di rafforzare la relazione con il territorio ospitante. Larino non è stato soltanto uno sfondo. Il paese, i suoi spazi, il patrimonio culturale, i momenti informali, le camminate, gli incontri e le attività all’aperto hanno contribuito a rendere l’esperienza più densa.
Molti progetti della Call lavorano proprio su questo crinale: entrare in relazione con una comunità senza forzarla, proporre senza imporre, portare energie nuove senza cancellare ritmi, memorie e desideri già presenti. Anche per questo il tema delle istituzioni locali e dei soggetti territoriali è emerso come una delle piste da rafforzare nei prossimi appuntamenti.
La domanda non è soltanto “che progetto vogliamo realizzare?”, ma anche: con chi? In quale comunità? Con quali alleanze? Con quali tempi? Con quale legittimità?
Dalla relazione all’operatività
Rispetto al primo Team Building, Larino ha mostrato un avanzamento importante. Se Monghidoro aveva lavorato soprattutto sulla costruzione del gruppo e sul riconoscimento reciproco, il secondo appuntamento ha spostato l’attenzione verso l’operatività.
I partecipanti hanno parlato di strumenti da riportare nei propri gruppi, di simulazioni da replicare, di casi concreti da discutere, di momenti di restituzione da organizzare, di nuove modalità per coinvolgere persone e comunità.
In altre parole, la rete comincia a diventare metodo.
Questo passaggio è centrale per il percorso della Call Economie Abitanti. L’obiettivo non è solo accompagnare singoli progetti, ma far crescere un ecosistema di pratiche capace di apprendere da sé stesso. Un ecosistema in cui ogni esperienza può diventare risorsa per le altre.
Cosa resta da fare
Il questionario finale conferma una valutazione complessivamente positiva, ma indica anche alcune attenzioni per il futuro.
Serve continuare a lasciare spazio alle relazioni informali, perché spesso è lì che nascono alleanze, fiducia e scambi utili. Serve rendere ancora più leggibili alcune transizioni tra le attività, così che ogni esercizio sia collegato in modo chiaro al lavoro sui progetti. Serve alternare meglio momenti mentali, pratici, manuali e all’aperto. E serve rafforzare la connessione con istituzioni locali, soggetti territoriali e comunità ospitanti.
Sono indicazioni preziose, perché mostrano che il percorso non è chiuso. La Call è un organismo vivo: ascolta, adatta, corregge, rilancia.
Un capitale relazionale che diventa capacità collettiva
Il secondo Team Building di Larino lascia una traccia importante nel cammino della Call Economie Abitanti. Non solo perché ha rafforzato il legame tra i partecipanti, ma perché ha mostrato che quel legame può diventare lavoro, metodo, orientamento.
I progetti tornano nei propri territori con domande più chiare: come comunichiamo? Come coinvolgiamo la comunità? Come organizziamo ruoli e responsabilità? Come misuriamo l’impatto? Come allarghiamo i gruppi? Come chiediamo aiuto? Come costruiamo alleanze?
Sono domande difficili, ma sono anche il segno di una maturazione.
A Larino la Call ha confermato la propria funzione più profonda: non offrire risposte uguali per tutti, ma creare le condizioni perché ogni progetto possa riconoscersi, interrogarsi, rafforzarsi e trovare, insieme agli altri, nuove possibilità di abitare il futuro.