l Social Innovation Campus, promosso da Fondazione Triulza insieme a Confcooperative Habitat ed altri partner, e ospitato al MIND – Milano Innovation District, continua a crescere e a coinvolgere sempre più giovani nei processi di innovazione sociale, sostenibilità e sviluppo dei territori.

Anche Appenninol’Hub ha contributo all’evento che si conferma uno dei principali appuntamenti italiani dedicati alle nuove generazioni e al loro ruolo nella costruzione di modelli economici e sociali più inclusivi. L’ultima edizione ha registrato numeri significativi, con quasi 15 mila partecipanti, di cui oltre 12 mila studenti provenienti da scuole superiori e ITS di tutta Italia.
Giovani protagonisti dell’innovazione sociale
Durante il Campus gli studenti hanno partecipato a oltre 200 attività tra incontri, workshop, laboratori e momenti di confronto con esperti, imprese e organizzazioni del terzo settore.
Il protagonismo giovanile è stato al centro dell’iniziativa: i ragazzi hanno lavorato su temi come:
- sostenibilità ambientale
- inclusione sociale
- innovazione tecnologica
- sviluppo locale e territoriale
L’obiettivo è stimolare la capacità dei giovani di progettare soluzioni concrete alle sfide contemporanee, mettendo in relazione scuola, università, imprese e organizzazioni sociali.

Hackathon e progettazione di soluzioni innovative
Tra le attività più significative del Social Innovation Campus ci sono stati gli hackathon dedicati all’innovazione sociale, che hanno coinvolto 31 team di studenti impegnati nello sviluppo di idee e progetti.
Al termine dei lavori sono stati premiati sei progetti realizzati da studenti delle scuole superiori, selezionati per la loro capacità di generare impatto sociale e proporre soluzioni innovative.
Queste iniziative rappresentano un’opportunità concreta per i giovani di sperimentare competenze progettuali, lavoro di squadra e creatività applicata ai problemi reali.
Innovazione sociale e sviluppo delle comunità
Uno dei temi centrali dell’edizione è stato il ruolo della cooperazione e delle cooperative di comunità nello sviluppo dei territori.
Attraverso il dialogo tra studenti, esperti e organizzazioni del terzo settore, il Campus ha promosso una riflessione su nuovi modelli di economia sociale, capaci di integrare innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e partecipazione delle comunità locali.
Il Social Innovation Campus si conferma così un laboratorio nazionale di idee, dove giovani, imprese e istituzioni collaborano per immaginare il futuro.
Fonte: approfondimento pubblicato su Vita.it:
https://www.vita.it/al-social-innovation-campus-il-protagonismo-giovanile-per-costruire-il-futuro-continua-a-crescere/
L’intervento di Andrea Zanzini al Social Innovation Campus
Grazie per l’invito.
Per raccontarvi Casa Coliving non parto da un progetto, ma da un incontro.
In questi anni, insieme alle persone con cui lavoro, abbiamo incontrato centinaia di storie: più di 300 progetti nati nelle aree interne, nei borghi, nei territori fragili del nostro Paese. Cooperative, imprese sociali, comunità che provano a restare, o a tornare.
E ogni volta, prima ancora dei business plan, prima ancora dei numeri, abbiamo visto nascere qualcosa di più profondo: un innamoramento.
Innamorarsi di un luogo.
Del suo paesaggio.
Delle relazioni che possono nascere lì, lentamente, con cura.
È da questi innamoramenti che nascono le scelte più radicali. Sempre più giovani — e non solo — scelgono di vivere nei territori interni non perché “conviene”, ma perché lì trovano un’altra idea di vita: un equilibrio diverso, una qualità del tempo, una densità di relazioni che altrove si è persa.
Eppure, a un certo punto, ci siamo accorti di un paradosso.
Riuscivamo ad accompagnare la nascita di nuove economie, a riattivare energie nei territori… ma quando quei luoghi tornavano ad essere desiderabili, mancava una cosa essenziale: le case.
Non case per un weekend.
Case per vivere.
Io vengo da Pennabilli, nell’Appennino riminese: un piccolo paese, straordinariamente vivo, pieno di iniziative, di cultura, di relazioni. Ma se oggi qualcuno decidesse di trasferirsi lì, farebbe fatica a trovare un posto dove abitare davvero.
È da questa mancanza che nasce Casa Coliving.
Non solo come risposta abitativa, ma come spazio di possibilità.
Un luogo in cui persone diverse — italiane e internazionali — scelgono di vivere insieme per un periodo della loro vita. Ognuno con il proprio spazio, ma dentro una comunità. Un luogo dove si lavora, anche da remoto, ma immersi in un contesto che nutre.
Un luogo che non è chiuso, ma poroso.
Chi arriva non resta “ospite”: entra in relazione con il territorio, incontra le persone, partecipa alla vita del paese. E spesso porta con sé qualcosa: un’idea, una competenza, uno sguardo nuovo.
A volte da lì nascono nuovi progetti.
Altre volte nascono legami.
Sempre nasce uno scambio.
Perché la rigenerazione, se vogliamo dirla fino in fondo, non è solo economica.
È un processo umano.
È l’incontro tra chi c’è sempre stato e chi sceglie di arrivare.
Tra radici e possibilità.
Tra memoria e futuro.
E in questo incontro succede qualcosa di potente: i territori cambiano, ma cambiano anche le persone.
Per questo credo che oggi ci sia una grande occasione.
Molte delle persone che vivono questi luoghi lavorano da remoto. E sappiamo che il lavoro può essere organizzato in modi diversi, più aperti, più flessibili.
Allora la domanda è semplice, ma radicale:
possiamo costruire un’alleanza?
Un patto tra imprese e territori.
Un patto che permetta alle persone di lavorare, anche temporaneamente, da questi luoghi.
Di abitarli, non solo attraversarli.
Io sono convinto di sì.
E sono convinto che sarebbe un patto che genera valore per tutti:
per i territori, che si rigenerano;
per le persone, che ritrovano senso e qualità della vita;
e per le imprese, che scoprono nuove forme di benessere e — perché no — anche di produttività.
Perché a volte, per innovare davvero, non serve andare più veloce.
Serve cambiare paesaggio.