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Aree Interne Call2021 Economie Abitanti

3° incontro di ispir-azione del percorso di Appenninol’Hub

Finanziamenti per Imprese Abitanti

Dopo aver lavorato sulla visione e impatto di comunità e aver analizzato i dettagli del proprio territorio, tra ferite ed opportunità, la domanda che dobbiamo porci è: “Come fare a rendere concrete le aspirazioni?”

Ne abbiamo parlato nel terzo incontro della Call per Economie Abitanti di Appenninol’Hub, in cui abbiamo parlato del ruolo dei Finanziamenti per l’avvio di imprese comunitarie nelle Aree Interne.

Perché?

Perché crediamo che l’aspirazione degli abitanti debba essere seguita da azioni concrete per assicurare che i progetti avranno delle solide gambe su cui muoversi. 

Di strumenti ce ne sono e anche tanti: come finanziamenti agevolati, bandi calibrati sul territorio, call e premi, ma anche crowdfunding e raccolte fondi e sostegno ai vari progetti. Navigarli, non è però così semplice.

Quindi abbiamo deciso di non parlare solo degli strumenti a disposizione, ma anche di come integrarli, programmarli e pianificarli in base ai bisogni di sviluppo del proprio progetto o impresa.

Una panoramica sui finanziamenti

Lo abbiamo fatto con Andrea Zanzini, coordinatore del progetto Appenninol’Hub, che ha dato una panoramica dei finanziamenti partendo dal punto di vista di chi fa domanda, riflettendo sull’approccio allo strumento finanziario. 

Non abbiamo parlato solo di punti a favore, e di come i finanziamenti possano rafforzare l’impatto sociale e la progettualità dell’impresa abitante e la sua connessione con il territorio e le reti, ma anche delle debolezze nella complessità delle procedure, nella mancanza di competenze interne alle piccole realtà che caratterizzano i territori delle aree interne e la scarsa abitudine alla co-progettazione. Un’altra mancanza che spesso si riscontra è il non considerare che questi strumenti sono disegnati richiedendo una liquidità iniziale.

Alcuni messaggi chiave emersi dal supporto di Appenninol’Hub:

  1. È importante la pianificazione finanziaria per sapere che il progetto starà in piedi con le proprie gambe al di là dei finanziamenti. Gli strumenti finanziari devono essere il “di piú” per sviluppare la progettualità
  2. Il primo investimento è sempre la quota sociale dei soci ed investimento proprio
  3. Prima di accedere al finanziamento, serve fare la programmazione dell’Impresa Abitante e lavorare ad un business plan e sapere su cosa si andrà ad investire. 

Attraverso il caso della Fermenti Leontine, siamo scesi nella pratica di cosa vuol dire integrare diversi fondi per l’avvio di impresa.

A seguire, abbiamo approfondito alcuni di questi strumenti finanziari legati alla finanza etica particolarmente rilevanti per le Aree Interne, insieme ad esperti ed amici di Appenninol’Hub. 

Cos’è il fabbisogno finanziario?

Con Fabio Faina, direttore filiale di Bologna di Banca Etica, abbiamo approfondito il tema del fabbisogno finanziario, ovvero l’intervallo temporale tra quando l’organizzazione spende e quando incassa.

L’accompagnamento della finanza agevolata è uno strumento necessario per partire con una startup, ma la copertura del fabbisogno finanziario va ricercata su vari punti per dare solidità.

Attraverso il caso della Coop Agricola Arvaia di Bologna e dei suoi 200 soci, ci ha raccontato di come il fabbisogno iniziale sia stato coperto dai soci ordinari che hanno sostenuto l’idea progettuale. Un invito particolare è stato a guardare oltre ai finanziamenti bancari per aprire le proprie opportunità.

Il consiglio dell’esperto:

  1. Partire dal capire il proprio bisogno finanziario 
  2. Tenere conto l’importanza di avere motivazioni strutturate quando si fa richiesta di finanziamenti
  3. Non solo trovare strumenti finanziari, ma anche identificare quelli migliori
  4. L’importanza della dimensione di rete, con altri strumenti finanziari ed istituzioni.

Quando usare il crowdfunding?

A seguire, ci siamo fatti incalzare ed ispirare da Luca Borneo, responsabile sviluppo progetti e comunicazione della piattaforma di crowdfunding Ginger

Uno strumento finanziario innovativo, che va oltre il supporto economico, con lo scopo di riunire le persone attraverso un progetto condiviso per raccogliere il budget necessario alla sua realizzazione (o a parte di esso).

Ci ha raccontato come Ginger abbia il 93% di successo delle campagne sulla piattaforma, grazie anche all’importante fase di formazione del progettista e l’accompagnamento costante che fa sì che lo strumento funzioni, attraverso il racconto della campagna realizzata di C.I.A. cooperativa di comunità – Cultura Innovazione Ambiente di Palazzuolo sul Siena e la raccolta fondi per sviluppare un’applicazione e percorso di gamification per Palazzuolando.

Il consiglio dell’esperto:

  1. Non basta avere una bella idea ma si deve costruire bene la propria campagna
  2. Bisogna darsi un obiettivo economico, poiché le campagne di raccolta fondi si basano su una specifica azione
  3. È importante avere una strategia di comunicazione per ottenere dei risultati 
  4. Non dimenticare le tempistiche: una campagna crowdfunding parte quando c’è già un business plan, c’è la community, e vogliamo un test di validità

Perché progettare un crowdfunding? Tra le altre cose, è anche un ritorno di risultati intangibili come la visibilità, la riconoscibilità del brand, l’aumento di relazioni e contatti. È più di un contributo economico, è un attestato di stima del valore del progetto.

Cosa fa Fondosviluppo?

Con Giuseppe Daconto, responsabile analisi economica e sviluppo di Fondo Sviluppo, abbiamo invece approfondito il tema del supporto della mutualità esterna, attraverso, Fondosviluppo, uno dei fondi mutualistici stabilito nel 1992

Annualmente raccoglie il 3% utile e lo re-immette nella promozione e sviluppo della cooperazione supportando nuove cooperative e startup, creando un meccanismo virtuoso di supporto. 

Questi sono finanziamenti che diventano strumenti dedicati in aree svantaggiate dove non c’è accesso al credito e finanza.

Ci sono strumenti di finanza diretta, ma anche indiretta attraverso le reti con cui si collabora con gruppi bancari dedicati. Interviene per abbattere sul conto interesse.

Il consiglio dell’esperto:

  1. Utile fare alleanza e allargare la rete per supportare le imprese
  2. Non solo guardare alla qualità progettuale, ma anche rapporti con l’ente pubblico, attività intersettoriali
  3. I soldi si trovano, da fondi sia pubblici sia privati, ma è importante che accanto alle risorse finanziarie si costruiscano bene progetti con persone e numeri seri e argomentati: la finanza segue dove ci sono questi progetti.

Come esempio Giuseppe Daconto ci ha portato il primo bando per promuovere cooperative di comunità con geolocalizzazione in aree interne e disagiate, iniziato nel 2018. Con un plafond di 500.000 € ha supportato 33 cooperative di comunità, di cui 28 startup nel 2019 e l’anno successivo, con il doppio di plafond, ha supportato 58 cooperative ammesse, di cui 54 startup.

A cosa serve la programmazione?

Infine, con Natalina Teresa Capua, referente programmazione strategie SNAI per la Regione Emilia Romagna, abbiamo completato il quadro con il ruolo degli enti di programmazione in un momento importante come quello dell’inizio di un ciclo di programmazione, in cui ci sono molte risorse per l’Italia. Ed è importante capire cosa c’è sul piatto della strategia.

Si tende a guardare al bando, ma qual è il processo di programmazione che porta al bando? Come capirlo per farsi trovare preparati a ricevere i fondi? Abbiamo così affrontato un’importante digressione su questo aspetto per capire a fondo la progettazione comunitaria e regionale.

Il bando è un atto a valle del processo di programmazione, che vive una fase di percorso di programmazione della politica di coesione molto complesso. 

Per chi vuole finanziare un progetto, il tempo è un fattore indispensabile. Il bando dura un mese o due, se scrivi il progetto quando apre il bando, non funziona. È importante quindi capire quali sono le risorse del ciclo di programmazione e per cosa sono dedicate.  

I consigli dell’esperta: 

  1. Malgrado la mole di risorse è difficile abbinare l’idea imprenditoriale e i bandi a disposizione
  2. È fondamentale guardarsi intorno per capire quale sia l’offerta, dove orientarsi, e quale bando sia il più adatto
  3. Si può partecipare ai partenariati per strategia di area per capire l’orientamento delle strategie nazionali, regionali, per fare con loro co-progettazione

Altro fattore da considerare è che nelle aree interne si vogliono realizzare microprogetti, mentre quando si parla di politica di coesione ci sono soglie finanziarie consistenti per chi ha un’idea micro; per questo l’approccio di rete può avere ancora più rilevanza. 

Capua ci dice anche che le aree montane hanno più difficoltà ad intercettare i bandi e per questo verranno aiutate con criteri preferenziali per aree montane e interne, ma anche con supporto alla progettazione, non solo con bandi riservati a queste aree.

Conclusione

Dopo aver raccolto l’entusiasmo dei partecipanti, arricchiti di un approccio un po’ diverso rispetto all’analisi degli strumenti finanziari, ci siamo ritrovati ispirati a nostra volta da nuove idee.

Per i partecipanti al nostro percorso Appenninol’Hub, l’incontro è stato seguito da un laboratorio dedicato ai partecipanti al percorso il 16 settembre sulla prototipazione dell’idea e prima analisi di quali risorse finanziarie si possono identificare per la sua realizzazione.

Ti stai chiedendo se possiamo essere utili alla tua Comunità? Contattaci!

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2° laboratorio di sviluppo di idee di impresa abitante

Riconoscere le opportunità generative dei territori

Il 6 luglio si è svolto il secondo laboratorio per l’attivazione di Economie Abitanti. 

Dopo il primo laboratorio dove abbiamo lavorato sulle aspirazioni, ci siamo focalizzati sull’identificare le opportunità, i bisogni, le criticità e le ferite del territorio.

Ve lo raccontiamo con 5 elementi.

Cosa 

Durante il laboratorio, abbiamo lavorato in sottogruppi misti di partecipanti da tutta Italia sul tema Riconoscere le opportunità generative delle aree interne utilizzando strumenti di analisi quali SWOT e PESTEL, adattati ai bisogni territoriali e delle Economie Abitanti. 

Perché

Ci siamo dati tre obiettivi principali per questo laboratorio:

  • Coinvolgere i partecipanti a lavorare ad un caso per capire bene l’utilizzo degli strumenti in un laboratorio partecipato
  • Supportare la collaborazione e la creazione di rete attraverso l’analisi di un caso specifico, in contesto simile al proprio (area interna)
  • Fornire gli strumenti ai partecipanti per realizzare la stessa analisi sul proprio territorio con metodi partecipativi

Come

Dopo una prima spiegazione teorica, ci siamo divisi in gruppi per lavorare insieme su due casi specifici portati dai partecipanti. In questo modo è stato possibile mettere le mani in pasta, capire gli strumenti e conoscersi meglio per fare rete. 

Nel lavoro di gruppo, il narratore ha raccontato in breve il contesto del proprio territorio: dove si trova, che attività ci sono, quali problemi, quali peculiarità, mentre tutti gli altri partecipanti hanno ascoltato.

Nel momento successivo, si è passato all’utilizzo di strumenti collaborativi per realizzare un’analisi completa del territorio. 

Il gruppo ha lavorato sull’analisi PESTEL (Politica, Economica, Socio-culturale, Tecnologica, Ambientale, Legale) in base all’ascolto del racconto, ma anche facendo domande ed associazioni relative al proprio territorio. Sono venuti fuori così molti fattori in comuni e nuove idee!

A seguire, abbiamo lavorato sull’analisi SWOT a livello territoriale. Tutti i partecipanti, in base alla discussione precedente, hanno identificato insieme al narratore le forze/debolezze (interne) del territorio e le opportunità/minacce (esterne).

La cosa più difficile? Parlare del territorio, senza parlare della propria idea! 

In questa fase, però, concentrarsi solo sul territorio è importante per capire a fondo il contesto a cui ci rivolgiamo e per saper identificare come l’idea, l’aspirazione, può collegarsi a queste specificità del territorio.

Con chi 

I protagonisti della sessione sono state due partecipanti al nostro percorso, Agnese ed Elena, che hanno preparato una presentazione del proprio territorio da condividere con gli altri e hanno avuto così l’occasione di confrontarsi.

Quali territori?

  • Elena Conti, sulla Val Ceno e l’Unione dei comuni che la compongono (Emilia-Romagna). Elena è originaria della Valle e da anni coltiva l’idea di progetto con cui partecipa ad Appenninol’Hub.
  • Agnese Grifoni, sul territorio compreso tra i comuni di Sestino e Badia Tedalda (Toscana). Agnese non vive attualmente sul territorio di cui è originaria, ma sogna di tornarci a vivere e questo percorso vuole darle gli strumenti per poterlo fare.

Feedback e prossimi passi 

Una volta tornati in plenaria, senza farci mancare anche problemi tecnici che hanno però contribuito a regalare un sorriso durante la calda sessione estiva, abbiamo chiesto ad Elena e Agnese un contributo sull’utilità dell’analisi per il loro percorso. 

Quali sono le loro impressioni?

Agnese ci ha detto:

Avrei bisogno di confrontarmi con voi a lungo e parecchio! Sono ancora destrutturata e grazie ai confronti sto mettendo in ordine le idee che ho avuto. Pazze ma che vengono dall’attaccamento al territorio in cui sogno di poter tornare ad abitare. Per ora sono sola, ma sento molto il supporto di questo confronto!”

Elena, con un’esperienza diversa da Agnese, ci dice:

Ho apprezzato moltissimo le domande che mi sono state poste perché ho considerato degli elementi che magari dò solitamente per scontato ma che possono essere letti con una diversa interpretazione da esterni.

È molto utile, anzi fondamentale il confronto nella fase di progettazione, anche in una come questa a cui lavoro da 20 anni! Le osservazioni e l’analisi di oggi saranno fondamentali per lo sviluppo futuro della mia idea!”

Noi le ringraziamo per la loro disponibilità e voglia di mettersi in gioco 😊 

Dopo questa esperienza di laboratorio condiviso, i partecipanti avranno l’estate per organizzare un loro laboratorio territoriale e realizzare l’analisi PESTEL e SWOT per poi continuare il percorso a settembre!

I prossimi appuntamenti ci porteranno verso la concretizzazione delle idee.

Il laboratorio del 16 settembre ci porterà alla prototipazione dell’idea e ad una prima analisi di quali risorse finanziarie monitorare per poterla realizzare.

Ci vediamo a settembre!!!

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2° incontro di ispir-azione del percorso di Appenninol’Hub

Ecosistema turismo: Abitanti, Paesaggio e Biodiversità

Nel secondo incontro d’ispir-azione del percorso Appenninol’Hub, abbiamo affrontato il tema del turismo. Perché?

Molti progetti sulle aree interne si stanno focalizzando sul turismo, il quale rappresenta certamente un ambito primario delle economie interne. Non solo. È anche il tramite attraverso il cui il territorio puó comunicare e presentarsi all’esterno.

𝗠𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝘀𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗮𝗿𝗰𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗿𝗶𝘀𝗺𝗼 𝘀𝗶𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻’𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮 𝗮𝗯𝗶𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝗺𝗮𝗻𝗴𝗮 𝘂𝗻 𝘁𝗿𝗲𝗻𝗱 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗲𝗼 𝗼 𝗶𝘀𝗼𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼? Come possiamo assicurarci che non sia una “monocoltura”? 

Per questo abbiamo deciso di parlare di “Ecosistema Turismo” perché di per sé integra non solo diverse attività economiche come quelle ricettive, ristorative, escursionistiche e culturali, ma anche la relazione con la comunità (abitanti), mobilità e infrastrutture oltre che ambiente (paesaggio) e tutto ciò che ne caratterizza le peculiarità (biodiversità).

Ne abbiamo discusso con esperti e attivatori territoriali con l’obiettivo di andare oltre la retorica che si sta facendo ora sul turismo e borghi dei territori della Dorsale Appenninica e in particolare nei territori del Centro-Sud Italia.

Alessandra De Matteis, progetto Officine Coesione,  Strategia Nazionale Aree Interne

Ci ha parlato del bisogno attuale di de-istituzionalizzare la strategia e creare dialoghi costanti e continuativi con il territorio. Parte di questi dialoghi è il lavoro con i Giovani delle Aree Interne, con i quali in uno dei tavoli di lavoro si sta lavorando sul tema turismo e cultura. I temi chiave emersi dalle prime attività sono stati il bisogno di una pianificazione strategica del turismo, che includa in modo necessario il coinvolgimento dei cittadini. I giovani richiedono supporto per lavorare nei propri territori affinché il turismo sia basato sulla conoscenza dei luoghi e l’offerta non sia dannosa per l’ambiente.

Ha poi evidenziato la problematica della frammentazione del territorio e dell’offerta turistica, anche nella capacità di accedere ai fondi e la mancanza di una visione comune per creare un’offerta più strutturata. 

La parola chiave resta lo spopolamento ed il bisogno di una rete sui territori. 

Il dibattito a seguire ha coinvolto tre esperti e ricercatori sulle tematiche del turismo e ha fatto emergere alcune tematiche chiave sull’approccio ecosistemico al turismo:

  • Le varie forme di mobilità e di abitare (e abitanti) 
  • Beni comuni e collettivi
  • Partecipazione e percezione dell’immaginario sulle aree interne

Per conoscere meglio le attività di Officine Coesione visita il sito e la pagina Facebook.

Chiara Rabbiosi, Ricercatrice su Turismo, patrimonio culturale, sviluppo locale, docente all’Università di Padova

È partita dall’idea di come considerare il turismo come un elemento strategico per ricomporre il territorio nella dimensione locale, regionale o interregionale per poi focalizzarsi sulla dicotomia tra mobilità in uscita (=spopolamento) e mobilità verso le aree interne (=turismo), lasciando fuori quel che c’è di mezzo negli spostamenti di lavoratori, anziani e pendolari.

Ci ha lasciato come provocazioni: 

  • Ripensare i sistemi turistici in relazione al trasporto pubblico deve avere al centro il tema dei servizi collettivi, soprattutto per categorie fragili che non possono permettersi mezzi privati
  • La contraddizione nell’approccio al trasporto, con l’implementazione dei treni di lunga percorrenza, lasciando le aree interne con poche risorse rispetto al trasporto pubblico, per poi invece promuovere gli stessi territori come “turismo lento
  • Pensare che ogni volta che si offre un servizio di mobilità migliorativo per i collegamenti turistici, è anche un servizio in più per gli abitanti. E che è vero anche l’opposto.

Pierluigi Musarò, professore associato all’università di Bologna e Fondatore e direttore di IT.A.CÀ_migranti e viaggiatori: Festival del Turismo Responsabile

Ha continuato la riflessione sulla problematica del “perché” si scappa dalle aree interne e sulla serie di infrastrutture mancanti. Presentando il festival che da 13 anni fa divulgazione e formazione sul turismo responsabile, ci ricorda che il turismo non è un fine, ma uno strumento per lavorare a livello locale come autosviluppo delle comunità. Per questo è fondamentale che le comunità siano parte di questa co-progettazione del turismo per fare sistema ed andare oltre la frammentazione presentata all’inizio. 

Ci ha dato queste provocazioni: 

  • IT.ACÀ parte dal principo di non fare incoming, visto come un indicatore relativamente anche dannoso come il PIL che rende positivo anche le esternalità negative del turismo, ma becoming, nel senso di effetto trasformativo, che supporta l’incremento di capitale trasformativo della società
  • L’intreccio con altre forme di mobilità, quella dei migranti, ricordando che nelle aree interne è più alto il numero di strutture per richiedenti asilo e rifugiati, quindi dei “restanti per forza” con bisogni e aspettative diverse, ma da includere.
  • È fondamentale parlare di beni comuni e di come creare delle cooperative o altre forme sociali per supportare nuovi modelli di gestione del paesaggio e della terra tra chi vive la città (e magari ha terre inutilizzate) e chi vive la montagna (che ha la volontà, ma non la terra).
  • Cogliere l’occasione delle tante azioni anche per lavorare su una visione politica, attivazione di comunità ha bisogno di interpreti culturali.

Per conoscere meglio il lavoro di Pierluigi Musarò visita il sito di ITACÀ e di Welcoming Spaces.

Umberto Mezzacapo, Ricercatore, Consulente, Facilitatore e Formatore sui temi della Comunicazione, Sostenibilità, Valorizzazione e Rigenerazione Territoriale

Ricollegandosi all’ultimo punto trattato, lo ha ridefinito facendoci uscire dalle retoriche e dalle narrazioni del riabitare.

Partendo dalla provocazione che le aree interne vivono di narrazioni che vanno “dall’Apocalisse al El Dorado”, si perdono le sfaccettature di quel che ne è in mezzo che va dal costo degli edifici rurali, la mancanza di incentivi e il bisogno di rigenerazione urbana per riattivare spazi vuoti e dismessi con nuove economie, che richiedono però una cultura diversa ed il supporto di incentivi.

Ci ha lasciato come provocazioni, partendo da questa riflessione:

  • Pensare a meno case a un euro e più social housing, se quel che si vuole sono nuove forme abitative. 
  • Incentivare i giovani che decidono di rimanere o di tornare promuovendo azioni innovative di carattere sociale, culturale e imprenditoriale; 
  • Rigenerare il patrimonio residenziale dismesso e valorizzare le terre pubbliche e abbandonate ad oggi inutilizzate tenendo conto della dimensione sociale, collettiva e pubblica; 
  • Incentivare le RELAZIONI FUNZIONALI tra aree di tipo diverso, senza trascurare le importanti connessioni strategiche tra aree urbane e aree interne contigue

Per conoscere meglio il lavoro di Umberto Mezzacapo visita il sito di BitMup.

screenshot webinar 1 luglio

Nella parte finale dell’incontro, abbiamo poi dato voce a due casi in cui tutte le tematiche sopra vengono affrontate, in maniera complementare: il ruolo che possono avere i comuni nel supportare la valorizzazione del turismo in modo integrato per la comunità, e la capitalizzazione dei nuovi modi di lavorare e abitare per favorire il riabitare attivo dei territori interni e del Sud.

Gianfilippo Mignogna, Sindaco del comune di Biccari

Come lezione di campo ci ha condiviso il bisogno di andare oltre il ragionare in assenze e mancanze, cercando invece di andare oltre e partendo da quello che abbiamo come risorse. Nel caso di Biccari, si è iniziando dal bosco, in un’area della Puglia di montagna, non raccontata, non conosciuta.

“Avere tanti ettari di bosco senza avere boscaioli è come un paese di mare senza pescatori”. Immaginare il bosco, risorsa, come luogo in cui lavorare, vivere ed ospitare.

La prima scommessa è stata lavorare su questa mancanza per poi legarvi una serie di attività connesse anche al turismo come il recupero dei sentieri, bosco didattico, parco avventura, tra le tante.

Questo ha portato a passare da 1 BnB a 11, da 1 ristorante a 6 e all’attivazione una serie di attività allocate nel centro storico, dove tutto quello che è autentico e richiama la tradizione, ha rivissuto una nuova stagione.

Bosco e borgo non avrebbero dialogato senza la comunità locale, ci dice, e da qui si è partiti nel costruire una Cooperativa di Comunità che ha incluso un Patto generazionale tra giovani e nonni. Gli anziani sono stati chiamati anche per far numero e supportare i giovani, i nipoti, nell’avviare questo progetto.

La Cooperativa di Comunità è diventata l’ente principale ad occuparsi dello sviluppo turistico. Non c’è un assessorato al turismo, appunto perché il turismo non è un fine ma un mezzo, una strategia di accoglienza, apertura, per fare in modo che la gente possa arrivare, anche per la crescita culturale delle persone. 

Il fatto di allenarsi costantemente sulle aperture ha permesso ai cittadini di aprirsi a esperienze particolari di cittadinanza provvisoria.

Tre messaggi di Gianflilippo che vogliamo fissare: 

  • Il turismo ha quella speciale caratteristica per cui quello che fai per gli altri, i turisti, la fai anche per te stesso, e per i tuoi cittadini. Migliora il paese non solo a livello di valorizzazione, ma anche dal punto di vista della fiducia degli abitanti e la qualità del territorio.
  • Si può passare da Comune abituato a essere luogo di partenza, dove i ragazzi avevano appuntamento fisso con l’emigrazione, ad essere paese di passaggio e di arrivo, anche per residenze temporanee.
  • Bisogna fare attenzione a parlare di spopolamento e restanza. Non si combatte lo spopolamento soltanto con i numeri. Se restano per fare numeri ma da sconfitti non è facile poi coinvolgere gli abitanti in azioni attive. 

Per conoscere meglio le attività della Cooperativa Biccari visita il sito della Cooperativa e visitbiccari.

Mario Mirabile, Lavorare a Sud, South Working®

Ha approfondito questi temi attraverso il racconto di cos’è South Working®, che sceglie di non parlare di turismo, ma di lavorare.

È un programma di advocacy in cui il lavoro abile è in realtà solo un mezzo per un fine di coesione sociale territoriale. Mette in rete chi crede in nuove forme di vivere e abitare. 

È innanzitutto un progetto di denuncia, nel Sud e nelle aree interne, verso le promesse che non si sono mai realizzate.  Una denuncia attiva e propositiva, in cui il lavoratore agile si impegna in azioni di “give back verso le comunità”. 

Al cuore del progetto, i presidi di comunità, luoghi e spazi di aggregazione sociale e dialogo intergenerazionale. Infatti, l’azione che il team si propone è di stimolare anche il riuso di luoghi abbandonati e dismessi per creare nuove opportunità di coworking, non immaginando la mercificazione dei borghi con individui chiusi in casa a lavorare in remoto, ma la creazione di nuove forme di collaborazioni digitali, partendo da un protocollo che stabilisce una governance territoriale decentralizzata e flessibile. 

Una grande ambizione che richiede ovviamente un alto livello di cooperazione con la pubblica amministrazione e sta lavorando anche a proposte strutturali legate al social housing e incentivi fiscali di vario tipo. 

Insomma, una forma di cittadinanza temporanea, da intendere come dinamica, fluida, che ci fa ripensare al turismo con una chiave di interpretazione che forse deve già essere più ampia quando parliamo di progetti nelle aree interne. 

Per conoscere meglio le attività di South Working® visita il sito .

Il prossimo incontro

Da questo modo di riflettere in modo organico sul territorio e le sue risorse partiremo per il secondo Laboratorio del percorso, previsto per il 6 Luglio, in cui lavoreremo sulle “Risorse e opportunità generative” per i territori delle aree interne.

Come ci dice Gianfilippo Mignogna in chiusura, l’invito è essere paese ruscello e non paese stagno, citando Franco Arminio. Questo il nostro augurio per i progetti attualmente incubati nel percorso.

Sei curioso di saperne di più? Guarda il video completo dell’incontro sulla nostra pagina Facebook

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1° laboratorio di sviluppo di idee di Impresa Abitante

Dopo esserci fatti ispirare dalle storie di economie abitanti il 27 aprile, nelle scorse settimane ci siamo rimboccati le maniche, aperto le orecchie e i cuori e ascoltato le storie dei partecipanti.

Il 29 aprile e 6 maggio si è tenuto, in due sessioni, il primo laboratorio di sviluppo di idee abitanti nelle aree interne del Paese di Appenninol’Hub in collaborazione con Primo Miglio – Acceleratore di startup responsabili.

Cosa abbiamo ricevuto?

  • 120 espressioni di interesse
  • 78 idee progettuali
  • 70 partecipanti attivi durante i due laboratori
  • 50 idee ascoltate e approfondite

Le idee che sono arrivate da 12 regioni diverse, la metà sono localizzate in Emilia-Romagna, da dove Appenninol’Hub è partito.

I temi principali trattati sono rigenerazione, ospitalità e turismo, con particolare attenzione al riutilizzo di edifici, nuove forme di accoglienza e turismo responsabile, sostenibile e di comunità. Non mancano idee sull’attivazione culturale, benessere e servizi per giovani ma anche anziani. Su tutto prevale il tema dell’agricoltura in varie forme, dal prodotto locale di dettaglio come nocciole o tartufi, al suo aspetto più ampio e spesso unito alla formazione. Formazione che viene unita al turismo, benessere, scuole, per adulti, bambini ma anche inclusione sociale di migranti e disabili. Molte idee che ridisegnano l’idea dell’abitare con creatività e imprenditoria. Altre che abbracciano la digitalizzazione come servizio, non solo per i nomadi digitali, ma anche per l’assistenza agli anziani.

Tutti gli aspiranti attivatori di economie abitanti sono stati accolti dalla presentazione dei possibili percorsi di Appenninol’Hub.

Infatti, piuttosto che proporre un programma definito e dettagliato uguale per tutti, abbiamo deciso di complicarci la vita, sporcarci le mani e appassionarci ad ogni singola idea, disegnando percorsi appositi in base ai bisogni espressi dai partecipanti.

Quindi, nei prossimi mesi, avremo tre possibili percorsi:

  • I laboratori di attivazione di Appenninol’hub, dall’aspirazione al progetto
  • Un percorso di incubazione definito dall’esperienza di Primo Miglio e disegnato sui bisogni di integrare la componente dell’impatto di comunità
  • Eventuali percorsi individuali per le esperienze più mature

Per tutti, l’inclusione in una rete di progettualità che attraversa tutto l’Appennino. Questo perché l’accompagnamento dei progetti non può essere definito a priori, ma necessità di essere modellato sui bisogni, le aspirazioni e le caratteristiche di chi ne prende parte.

Cosa verrà fatto durante i laboratori di Appenninol’Hub

Per questo nei due laboratori abbiamo dedicato la maggior parte del tempo all’ascolto delle idee, condividendo intensi momenti di ascolto con piccoli gruppi.

Ci siamo chiesti due domande, per definire lo scopo delle idee come imprese abitanti:

  1. Qual è il miglioramento a cui aspira la tua idea nei confronti della comunità?
  2. Un domani questa idea, come resterà in piedi dal punto di vista economico?

E abbiamo invitato i partecipanti a riflettere sulle proprie risposte e raccontarci così le proprie idee, invitando poi anche all’ascolto profondo degli altri.

Dopo l’ascolto, abbiamo chiesto ad ognuno di fermarsi a riflettere e capitalizzare l’ascolto. Abbiamo chiesto se qualcosa fosse cambiato nella loro idea, se si fosse plasmato con la condivisione. Il 95% ha risposto di sì, per lo più condividendo il non sentirsi più soli, ma parte di un processo con piaceri e difficoltà comuni. Alcuni, si sono sentiti ispirati e motivati, altri hanno riflettuto su come integrare nuove componenti alle proprie idee.

Abbiamo poi chiesto di scrivere un titolo di giornale su cosa verrà scritto di qui ad un anno se la loro aspirazione si realizzasse in un progetto. Il risultato è una meravigliosa storia collettiva di come possiamo innovare l’Appennino attraverso micro-progettualità condivise e in rete. Una visione possibile e concreta del ruolo che l’innovazione e le imprese abitanti possono avere nelle nostre aree interne.

Curiosi? Condivideremo presto il risultato di questa storia collettiva, non solo per sognare ma anche per darci l’obiettivo di realizzarlo.

Cosa hanno detto i partecipanti del percorso fin qui?

Tra le richieste arrivate per migliorare e approfondire il percorso, ci sono state:

  • Il supporto nel definire strumenti e modalità per coinvolgere le comunità
  • Fare rete tra progettualità, comunità ma anche con le amministrazioni pubbliche
  • Approfondire l’accesso ai fondi e finanziamenti

Dopo due intense settimane di ascolto, lettura, elaborazione e progettazione siamo carichi ed entusiasti delle energie condivise e non vediamo l’ora di continuare!

Grazie a tutti e tutte coloro che ci hanno dato fiducia e hanno intrapreso questo importante percorso insieme a noi. Siamo solo all’inizio., un ottimo inizio.

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