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Nuovi percorsi di progettazione partecipata in Alta Val d’Arda

L’autunno ha portato un nuovo importante percorso per Appenninol’Hub in Emilia-Romagna, in cui andremo in Alta Val d’Arda, nel Piacentino! 

Infatti, Appenninol’Hub è partner del progetto Alta Val d’Arda 2030: l’Europa per lo sviluppo sostenibile del territorio, guidato dall’Unione Montana dei comuni dell’Alta Val D’Arda e finanziato dal bando della regione Emilia-Romagna “Avviso per la concessione di contributi a Enti Locali e Associazioni, Fondazioni e altri soggetti senza scopo di lucro per iniziative di promozione e sostegno della Cittadinanza europea – anno 2021”

Il progetto ha l’obiettivo di affiancare l’Unione e le comunità locali in un percorso finalizzato al rafforzamento della capacità amministrativa e allo sviluppo di competenze utili a intercettare le opportunità di finanziamento europee e a  convogliarle sui reali fabbisogni e potenzialità del territorio, appunto partendo dalle aspirazioni e bisogni degli abitanti. Il nostro team si occuperà proprio di questo importante aspetto.

Il territorio dell’Alta Val D’Arda copre l’area interna Montana della Val D’Arda, così denominata dal torrente Arda, affluente destro del fiume Po, ed è composta da quattro comuni: Castell’Arquato, Lugagnano, Morfasso e Vernasca. 

Quel che faremo insieme all’Unione dei Comuni sarà un percorso completo di informazione, ispirazione e attivazione per supportare la cittadinanza nella stesura della Roadmap 2030 per l’Alta Val D’Arda, portando la voce, le aspirazioni e le idee degli abitanti.

Come?

Attraverso l’organizzazione e facilitazione di Laboratori di progettazione partecipata con gli abitanti, gli operatori, gli innovatori e i giovani – locali o interessati a trasferirsi in alta Val d’Arda – articolato in due tappe con diversi incontri, in cui lavoreremo inizialmente sulla definizione delle aspirazioni individuali e collettive, attraverso: 

  • Una Call aperta agli abitanti e comunità dell’Alta Val d’Arda (ma anche oltre) che vogliono partecipare al percorso partecipato;
  • Un ciclo di interviste rivolto ai ‘giovani’ e agli ‘innovatori’ della comunità per indagare le loro aspirazioni individuali e raccogliere elementi che costituiranno il “motore” dell’attivazione della comunità; 
  • Un laboratorio di “visioning” con la comunità per il territorio e l’analisi territoriale dal punto di vista degli abitanti; 
  • Incontri di ispirazione sull’attivazione delle cooperative di comunitá come esempio di coinvolgimento locale.

Questa prima fase, sarà seguita da quella di definizione dei progetti prioritari, attraverso:

  • Un laboratorio partecipato per identificare i progetti di rilevanza su cui concentrare gli sforzi per cogliere le opportunità europee. 
  • Un secondo laboratorio per delineare lo sviluppo delle azioni nel periodo 2022-2030.

A conclusione del progetto verrà elaborato un documento strategico di orientamento per le attività dei prossimi anni nella Roadmap Alta Val d’Arda 2030 ed i laboratori avranno  il compito di contribuire alla sua realizzazione, portando la visione, aspirazioni e interessi della comunità.

Ma non solo!

Sempre nell’ambito del progetto, nei prossimi mesi, offriremo un ciclo di quattro seminari online di presentazione delle opportunità europee aperti e di interesse per tutti i territori montani e delle aree interne dell’Emilia-Romagna, , attraverso  esempi e testimonianze di come si possono usare per realizzare dei progetti utili che cambiano le condizioni dei territori e delle persone.

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Aree Interne Call2021 Economie Abitanti

3° incontro di ispir-azione del percorso di Appenninol’Hub

Finanziamenti per Imprese Abitanti

Dopo aver lavorato sulla visione e impatto di comunità e aver analizzato i dettagli del proprio territorio, tra ferite ed opportunità, la domanda che dobbiamo porci è: “Come fare a rendere concrete le aspirazioni?”

Ne abbiamo parlato nel terzo incontro della Call per Economie Abitanti di Appenninol’Hub, in cui abbiamo parlato del ruolo dei Finanziamenti per l’avvio di imprese comunitarie nelle Aree Interne.

Perché?

Perché crediamo che l’aspirazione degli abitanti debba essere seguita da azioni concrete per assicurare che i progetti avranno delle solide gambe su cui muoversi. 

Di strumenti ce ne sono e anche tanti: come finanziamenti agevolati, bandi calibrati sul territorio, call e premi, ma anche crowdfunding e raccolte fondi e sostegno ai vari progetti. Navigarli, non è però così semplice.

Quindi abbiamo deciso di non parlare solo degli strumenti a disposizione, ma anche di come integrarli, programmarli e pianificarli in base ai bisogni di sviluppo del proprio progetto o impresa.

Una panoramica sui finanziamenti

Lo abbiamo fatto con Andrea Zanzini, coordinatore del progetto Appenninol’Hub, che ha dato una panoramica dei finanziamenti partendo dal punto di vista di chi fa domanda, riflettendo sull’approccio allo strumento finanziario. 

Non abbiamo parlato solo di punti a favore, e di come i finanziamenti possano rafforzare l’impatto sociale e la progettualità dell’impresa abitante e la sua connessione con il territorio e le reti, ma anche delle debolezze nella complessità delle procedure, nella mancanza di competenze interne alle piccole realtà che caratterizzano i territori delle aree interne e la scarsa abitudine alla co-progettazione. Un’altra mancanza che spesso si riscontra è il non considerare che questi strumenti sono disegnati richiedendo una liquidità iniziale.

Alcuni messaggi chiave emersi dal supporto di Appenninol’Hub:

  1. È importante la pianificazione finanziaria per sapere che il progetto starà in piedi con le proprie gambe al di là dei finanziamenti. Gli strumenti finanziari devono essere il “di piú” per sviluppare la progettualità
  2. Il primo investimento è sempre la quota sociale dei soci ed investimento proprio
  3. Prima di accedere al finanziamento, serve fare la programmazione dell’Impresa Abitante e lavorare ad un business plan e sapere su cosa si andrà ad investire. 

Attraverso il caso della Fermenti Leontine, siamo scesi nella pratica di cosa vuol dire integrare diversi fondi per l’avvio di impresa.

A seguire, abbiamo approfondito alcuni di questi strumenti finanziari legati alla finanza etica particolarmente rilevanti per le Aree Interne, insieme ad esperti ed amici di Appenninol’Hub. 

Cos’è il fabbisogno finanziario?

Con Fabio Faina, direttore filiale di Bologna di Banca Etica, abbiamo approfondito il tema del fabbisogno finanziario, ovvero l’intervallo temporale tra quando l’organizzazione spende e quando incassa.

L’accompagnamento della finanza agevolata è uno strumento necessario per partire con una startup, ma la copertura del fabbisogno finanziario va ricercata su vari punti per dare solidità.

Attraverso il caso della Coop Agricola Arvaia di Bologna e dei suoi 200 soci, ci ha raccontato di come il fabbisogno iniziale sia stato coperto dai soci ordinari che hanno sostenuto l’idea progettuale. Un invito particolare è stato a guardare oltre ai finanziamenti bancari per aprire le proprie opportunità.

Il consiglio dell’esperto:

  1. Partire dal capire il proprio bisogno finanziario 
  2. Tenere conto l’importanza di avere motivazioni strutturate quando si fa richiesta di finanziamenti
  3. Non solo trovare strumenti finanziari, ma anche identificare quelli migliori
  4. L’importanza della dimensione di rete, con altri strumenti finanziari ed istituzioni.

Quando usare il crowdfunding?

A seguire, ci siamo fatti incalzare ed ispirare da Luca Borneo, responsabile sviluppo progetti e comunicazione della piattaforma di crowdfunding Ginger

Uno strumento finanziario innovativo, che va oltre il supporto economico, con lo scopo di riunire le persone attraverso un progetto condiviso per raccogliere il budget necessario alla sua realizzazione (o a parte di esso).

Ci ha raccontato come Ginger abbia il 93% di successo delle campagne sulla piattaforma, grazie anche all’importante fase di formazione del progettista e l’accompagnamento costante che fa sì che lo strumento funzioni, attraverso il racconto della campagna realizzata di C.I.A. cooperativa di comunità – Cultura Innovazione Ambiente di Palazzuolo sul Siena e la raccolta fondi per sviluppare un’applicazione e percorso di gamification per Palazzuolando.

Il consiglio dell’esperto:

  1. Non basta avere una bella idea ma si deve costruire bene la propria campagna
  2. Bisogna darsi un obiettivo economico, poiché le campagne di raccolta fondi si basano su una specifica azione
  3. È importante avere una strategia di comunicazione per ottenere dei risultati 
  4. Non dimenticare le tempistiche: una campagna crowdfunding parte quando c’è già un business plan, c’è la community, e vogliamo un test di validità

Perché progettare un crowdfunding? Tra le altre cose, è anche un ritorno di risultati intangibili come la visibilità, la riconoscibilità del brand, l’aumento di relazioni e contatti. È più di un contributo economico, è un attestato di stima del valore del progetto.

Cosa fa Fondosviluppo?

Con Giuseppe Daconto, responsabile analisi economica e sviluppo di Fondo Sviluppo, abbiamo invece approfondito il tema del supporto della mutualità esterna, attraverso, Fondosviluppo, uno dei fondi mutualistici stabilito nel 1992

Annualmente raccoglie il 3% utile e lo re-immette nella promozione e sviluppo della cooperazione supportando nuove cooperative e startup, creando un meccanismo virtuoso di supporto. 

Questi sono finanziamenti che diventano strumenti dedicati in aree svantaggiate dove non c’è accesso al credito e finanza.

Ci sono strumenti di finanza diretta, ma anche indiretta attraverso le reti con cui si collabora con gruppi bancari dedicati. Interviene per abbattere sul conto interesse.

Il consiglio dell’esperto:

  1. Utile fare alleanza e allargare la rete per supportare le imprese
  2. Non solo guardare alla qualità progettuale, ma anche rapporti con l’ente pubblico, attività intersettoriali
  3. I soldi si trovano, da fondi sia pubblici sia privati, ma è importante che accanto alle risorse finanziarie si costruiscano bene progetti con persone e numeri seri e argomentati: la finanza segue dove ci sono questi progetti.

Come esempio Giuseppe Daconto ci ha portato il primo bando per promuovere cooperative di comunità con geolocalizzazione in aree interne e disagiate, iniziato nel 2018. Con un plafond di 500.000 € ha supportato 33 cooperative di comunità, di cui 28 startup nel 2019 e l’anno successivo, con il doppio di plafond, ha supportato 58 cooperative ammesse, di cui 54 startup.

A cosa serve la programmazione?

Infine, con Natalina Teresa Capua, referente programmazione strategie SNAI per la Regione Emilia Romagna, abbiamo completato il quadro con il ruolo degli enti di programmazione in un momento importante come quello dell’inizio di un ciclo di programmazione, in cui ci sono molte risorse per l’Italia. Ed è importante capire cosa c’è sul piatto della strategia.

Si tende a guardare al bando, ma qual è il processo di programmazione che porta al bando? Come capirlo per farsi trovare preparati a ricevere i fondi? Abbiamo così affrontato un’importante digressione su questo aspetto per capire a fondo la progettazione comunitaria e regionale.

Il bando è un atto a valle del processo di programmazione, che vive una fase di percorso di programmazione della politica di coesione molto complesso. 

Per chi vuole finanziare un progetto, il tempo è un fattore indispensabile. Il bando dura un mese o due, se scrivi il progetto quando apre il bando, non funziona. È importante quindi capire quali sono le risorse del ciclo di programmazione e per cosa sono dedicate.  

I consigli dell’esperta: 

  1. Malgrado la mole di risorse è difficile abbinare l’idea imprenditoriale e i bandi a disposizione
  2. È fondamentale guardarsi intorno per capire quale sia l’offerta, dove orientarsi, e quale bando sia il più adatto
  3. Si può partecipare ai partenariati per strategia di area per capire l’orientamento delle strategie nazionali, regionali, per fare con loro co-progettazione

Altro fattore da considerare è che nelle aree interne si vogliono realizzare microprogetti, mentre quando si parla di politica di coesione ci sono soglie finanziarie consistenti per chi ha un’idea micro; per questo l’approccio di rete può avere ancora più rilevanza. 

Capua ci dice anche che le aree montane hanno più difficoltà ad intercettare i bandi e per questo verranno aiutate con criteri preferenziali per aree montane e interne, ma anche con supporto alla progettazione, non solo con bandi riservati a queste aree.

Conclusione

Dopo aver raccolto l’entusiasmo dei partecipanti, arricchiti di un approccio un po’ diverso rispetto all’analisi degli strumenti finanziari, ci siamo ritrovati ispirati a nostra volta da nuove idee.

Per i partecipanti al nostro percorso Appenninol’Hub, l’incontro è stato seguito da un laboratorio dedicato ai partecipanti al percorso il 16 settembre sulla prototipazione dell’idea e prima analisi di quali risorse finanziarie si possono identificare per la sua realizzazione.

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Aree Interne Economie Abitanti Rassegna Stampa

Impatto e comunità: Appenninol’Hub vince il premio “Welfare, che impresa!”

La scorsa settimana, Appenninol’Hub è stato uno dei 4 progetti vincitori, su 595 candidature provenienti da tutta Italia, della quinta edizione del premio “Welfare che Impresa!”, il più importante concorso nazionale che valorizza i progetti di welfare ad alto potenziale di impatto sociale, economico e ambientale.

Il programma di capacity building ha premiato i progetti di welfare comunitario e startup sociali a servizio della comunità che hanno meglio risposto alle sfide emergenti e gli obiettivi del bando, come la generazione di impatto sociale, la creazione di occupazione e d’impresa, lo sviluppo di forti reti territoriali.

Cos’è il welfare di comunità?

Il welfare comunitario e l’impatto sociale, da sempre protagonisti del concorso “Welfare che Impresa!” sin dalla prima edizione, diventano oggi priorità che vengono premiate. 

L’emergenza sanitaria ha infatti fatto emergere in modo esplicito la necessità di un nuovo modello che ruoti intorno alla società civile e alla comunità, coinvolgendola direttamente anche nella produzione dei servizi; ha avviato processi di co-progettazione tra amministrazione, il  terzo settore e le tradizionali filiere economiche per rispondere ai nuovi bisogni emergenti e per una nuova promozione dello sviluppo locale.

Ed è questo lavoro che Appenninol’Hub sta facendo con le Comunità delle aree interne.

L’importante riconoscimento ci rende molto orgogliosi e conferma che stiamo lavorando nella direzione giusta: ascoltando bisogni e aspirazioni degli abitanti, accompagnando le Comunità nella realizzazione dei loro progetti di imprese abitanti nelle aree interne.  

Ma qual è l’impatto sociale di Appenninol’Hub?

Valutare l’impatto sociale significa calcolare gli effetti delle attività che un progetto svolge sulla comunità di riferimento nel breve, medio e lungo periodo. Questi effetti possono essere sia quantitativi sia qualitativi.

I progetti ad impatto sociale si rivolgono a comunità che esprimono un bisogno, e si impegnano a portare un miglioramento. Quale e come dipende dalla filosofia del progetto.

Per esempio, Appenninol’Hub, che vuole riportare benessere nelle aree interne, lo fa attivando le Comunità e dando loro gli strumenti necessari per creare piccole imprese solide e socialmente responsabili.

Quello che abbiamo visto sul campo è che le Imprese costituite dagli Abitanti sono il modo più stabile di generare benessere nel lungo termine, perché rispondono ad un bisogno reale della Comunità, che produce e usufruisce dei prodotti e servizi, e ne garantisce la continuità nel tempo. Questo meccanismo è rafforzato quando si dà voce alle aspirazioni degli abitanti e si valorizza le ricchezze presenti sul territorio.

Da questo lavoro iniziale, e forti della stabilità economica, le Imprese Abitanti stesse possono dare vita ad un circolo virtuoso creando, per esempio, filiere responsabili e azioni di volontariato.

Gli effetti che un progetto ad impatto sociale genera sulla comunità di riferimento sono molti, e alcuni sono più difficili di altri da misurare.

Effetti nel breve termine: visibili immediatamente e nei primi mesi. 

Per Appenninol’Hub, uno degli effetti a breve termine è l’attivazione delle Comunità. 

Da molto tempo le aree interne sono considerate zone marginali e fragili. La Comunità, la risorsa più grande dell’entroterra italiano, si è lentamente ma inesorabilmente sgretolata negli anni per lo spopolamento dovuto alla la mancanza di servizi essenziali e opportunità lavorative. 

Ma un obiettivo comune la può riunire! E l’obiettivo di tanti che scelgono di vivere in aree interne, e dei giovani che vogliono rimanere e tornare, è di vedere la propria terra rifiorire.

Quindi Appenninol’Hub riunisce tutte queste persone, attivandole, e le aiuta a esprimere le proprie aspirazioni personali e collettive, che verranno concretizzate in progetti d’Impresa Abitante.

Misuriamo questo effetto sia numericamente, conteggiando quante persone partecipano agli incontri di attivazione, per esempio, sia qualitativamente: quanto sono coinvolti i partecipanti? Quanto migliorano questi dati nel tempo?

Effetti nel medio termine: riscontrabili nei primi mesi e anni.

Per Appenninol’Hub, degli effetti a medio termine sono il maggiore tasso di occupazione, l’attivazione di servizi di base, e la nascita di nuove imprese abitanti… in altre parole  il miglioramento della qualità della vita delle persone!

Per ottenere tale effetto, crediamo che il tramite migliore sia l’imprenditorialità: i progetti d’impresa sono mezzi per portare benessere nella Comunità, in modo che giovi alle persone e all’ambiente. Siamo convinti che sia fondamentale progettare insieme agli attori territoriali, quindi un effetto, e un valore aggiunto, è la creazione di una rete territoriale che dialoghi con la Comunità.

Con l’avvio di un’Impresa Abitante arrivano tante possibilità: ad esempio nuovi posti di lavoro, e come nel caso del fornaio di San Leo che si è trasferito nel borgo con la sua famiglia, ripopolamento, ma anche la creazione di filiere virtuose.

Questi effetti non sono solamente numerici (il numero di impiegati, il numero di aderenti alla rete territoriale, il fatturato) ma anche qualitativi: come questo progetto d’impresa sta modificando i rapporti nella Comunità? Come è abitare adesso?

Effetti nel lungo termine: parliamo di anni, è la visione del futuro.

La scommessa di Appenninol’Hub è che, nel tempo, altri servizi ripristinati portino ad un ancor maggior benessere, e al ripopolamento, moltiplicando le esperienza di accompagnamento su tutto il territorio nazionale.

Una Comunità forte, che sa utilizzare le sue risorse, che ha attorno a sé una rete di supporto e che ha a disposizione un certo capitale, umano e finanziario, può continuare ad investirlo per riportare altri servizi, altri posti di lavoro: diventa così attraente per altre persone che decidono di trasferirsi e tornare a vivere nelle aree interne.

Va qui detto che le Imprese Abitanti sono diverse dalle startup in area urbana, anche perché il processo è molto più lento. Come raccontano tante Imprese Abitanti, la crescita è personale, comunitaria, non solo economica. Tutti questi meccanismi, che riguardano la fiducia e la visione, rendono il percorso delle Imprese Abitanti da un lato più lungo, ma dall’altro più solido. 

La Comunità non sta ricreando solo un’attività economica, sta ricominciando a respirare e a progettare il proprio futuro.

Per questo gli effetti a lungo termine arrivano dopo anni: misureremo non solo chi si trasferisce e quante attività nasceranno, ma analizzeremo anche la coesione sociale, e la qualità della vita degli abitanti.

L’obiettivo di Appenninol’Hub

Questo è il fine ultimo, e l’impatto sociale del progetto Appenninol’Hub, condiviso e premiato dalla quinta edizione di Welfare che Impresa: riportare welfare nelle aree interne, ricostruire Comunità prospere e attraenti per nuovi abitanti, per i ritornanti e per chi vuole restare.

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Aree Interne Bandi e finanziamenti Economie Abitanti

Finanzia la tua Impresa Abitante con il nuovo bando della Regione E.Romagna!

La regione Emilia Romagna finanzia imprese extra-agricole in aree rurali con problemi di sviluppo con un premio a fondo perduto di 20.000 euro a persone fisiche.

Appenninol’Hub può supportarti nella candidatura grazie al lavoro della nostra progettista!

I requisiti per partecipare

Beneficiari

Persone fisiche che vogliono aprire una impresa extra-agricola; persone fisiche che rappresentano un’azienda extra-agricola che vuole aprire un nuovo ramo di azienda.

Requisiti

  • Prevedere o possedere la sede legale e operativa dell’impresa in Area D (zone rurali con problemi di sviluppo)
    Quali sono i comuni compresi nel bando? Controllalo nel modulo!
  • Essere microimpresa

Costi ammissibili

Spese materiali ed immateriali, riconducibili alle attività sovvenzionabili:

  • costi di predisposizione e realizzazione del progetto
  • costi di informazione e comunicazione
  • realizzazione siti web;
  • acquisizione di hardware o software;

Investimenti immateriali quali:

  • acquisizione/sviluppo programmi informatici e/o acquisizione di brevetti/licenze;
  • costruzione/ristrutturazione immobili produttivi, eccetto la manutenzione
    ordinaria.
  • nuovi canoni di affitto, locazione e/o dei ratei del mutuo;
  • rate di eventuali contratti di leasing finanziari;
  • macchinari, attrezzature funzionali al processo di sviluppo aziendale;
  • investimenti funzionali alla vendita delle produzioni aziendali.

Tipologia Contributo

Premio a Fondo perduto di 20.000 euro

Scadenza

15 settembre 2021 ore 13:00

Vorresti candidare la tua impresa o progetto d’impresa a questo bando?

Compila il modulo, ti aiuteremo a fare domanda!

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Aree Interne Call2021 Economie Abitanti

2° laboratorio di sviluppo di idee di impresa abitante

Riconoscere le opportunità generative dei territori

Il 6 luglio si è svolto il secondo laboratorio per l’attivazione di Economie Abitanti. 

Dopo il primo laboratorio dove abbiamo lavorato sulle aspirazioni, ci siamo focalizzati sull’identificare le opportunità, i bisogni, le criticità e le ferite del territorio.

Ve lo raccontiamo con 5 elementi.

Cosa 

Durante il laboratorio, abbiamo lavorato in sottogruppi misti di partecipanti da tutta Italia sul tema Riconoscere le opportunità generative delle aree interne utilizzando strumenti di analisi quali SWOT e PESTEL, adattati ai bisogni territoriali e delle Economie Abitanti. 

Perché

Ci siamo dati tre obiettivi principali per questo laboratorio:

  • Coinvolgere i partecipanti a lavorare ad un caso per capire bene l’utilizzo degli strumenti in un laboratorio partecipato
  • Supportare la collaborazione e la creazione di rete attraverso l’analisi di un caso specifico, in contesto simile al proprio (area interna)
  • Fornire gli strumenti ai partecipanti per realizzare la stessa analisi sul proprio territorio con metodi partecipativi

Come

Dopo una prima spiegazione teorica, ci siamo divisi in gruppi per lavorare insieme su due casi specifici portati dai partecipanti. In questo modo è stato possibile mettere le mani in pasta, capire gli strumenti e conoscersi meglio per fare rete. 

Nel lavoro di gruppo, il narratore ha raccontato in breve il contesto del proprio territorio: dove si trova, che attività ci sono, quali problemi, quali peculiarità, mentre tutti gli altri partecipanti hanno ascoltato.

Nel momento successivo, si è passato all’utilizzo di strumenti collaborativi per realizzare un’analisi completa del territorio. 

Il gruppo ha lavorato sull’analisi PESTEL (Politica, Economica, Socio-culturale, Tecnologica, Ambientale, Legale) in base all’ascolto del racconto, ma anche facendo domande ed associazioni relative al proprio territorio. Sono venuti fuori così molti fattori in comuni e nuove idee!

A seguire, abbiamo lavorato sull’analisi SWOT a livello territoriale. Tutti i partecipanti, in base alla discussione precedente, hanno identificato insieme al narratore le forze/debolezze (interne) del territorio e le opportunità/minacce (esterne).

La cosa più difficile? Parlare del territorio, senza parlare della propria idea! 

In questa fase, però, concentrarsi solo sul territorio è importante per capire a fondo il contesto a cui ci rivolgiamo e per saper identificare come l’idea, l’aspirazione, può collegarsi a queste specificità del territorio.

Con chi 

I protagonisti della sessione sono state due partecipanti al nostro percorso, Agnese ed Elena, che hanno preparato una presentazione del proprio territorio da condividere con gli altri e hanno avuto così l’occasione di confrontarsi.

Quali territori?

  • Elena Conti, sulla Val Ceno e l’Unione dei comuni che la compongono (Emilia-Romagna). Elena è originaria della Valle e da anni coltiva l’idea di progetto con cui partecipa ad Appenninol’Hub.
  • Agnese Grifoni, sul territorio compreso tra i comuni di Sestino e Badia Tedalda (Toscana). Agnese non vive attualmente sul territorio di cui è originaria, ma sogna di tornarci a vivere e questo percorso vuole darle gli strumenti per poterlo fare.

Feedback e prossimi passi 

Una volta tornati in plenaria, senza farci mancare anche problemi tecnici che hanno però contribuito a regalare un sorriso durante la calda sessione estiva, abbiamo chiesto ad Elena e Agnese un contributo sull’utilità dell’analisi per il loro percorso. 

Quali sono le loro impressioni?

Agnese ci ha detto:

Avrei bisogno di confrontarmi con voi a lungo e parecchio! Sono ancora destrutturata e grazie ai confronti sto mettendo in ordine le idee che ho avuto. Pazze ma che vengono dall’attaccamento al territorio in cui sogno di poter tornare ad abitare. Per ora sono sola, ma sento molto il supporto di questo confronto!”

Elena, con un’esperienza diversa da Agnese, ci dice:

Ho apprezzato moltissimo le domande che mi sono state poste perché ho considerato degli elementi che magari dò solitamente per scontato ma che possono essere letti con una diversa interpretazione da esterni.

È molto utile, anzi fondamentale il confronto nella fase di progettazione, anche in una come questa a cui lavoro da 20 anni! Le osservazioni e l’analisi di oggi saranno fondamentali per lo sviluppo futuro della mia idea!”

Noi le ringraziamo per la loro disponibilità e voglia di mettersi in gioco 😊 

Dopo questa esperienza di laboratorio condiviso, i partecipanti avranno l’estate per organizzare un loro laboratorio territoriale e realizzare l’analisi PESTEL e SWOT per poi continuare il percorso a settembre!

I prossimi appuntamenti ci porteranno verso la concretizzazione delle idee.

Il laboratorio del 16 settembre ci porterà alla prototipazione dell’idea e ad una prima analisi di quali risorse finanziarie monitorare per poterla realizzare.

Ci vediamo a settembre!!!

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Aree Interne Call2021 Economie Abitanti

2° incontro di ispir-azione del percorso di Appenninol’Hub

Ecosistema turismo: Abitanti, Paesaggio e Biodiversità

Nel secondo incontro d’ispir-azione del percorso Appenninol’Hub, abbiamo affrontato il tema del turismo. Perché?

Molti progetti sulle aree interne si stanno focalizzando sul turismo, il quale rappresenta certamente un ambito primario delle economie interne. Non solo. È anche il tramite attraverso il cui il territorio puó comunicare e presentarsi all’esterno.

𝗠𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝘀𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗮𝗿𝗰𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗿𝗶𝘀𝗺𝗼 𝘀𝗶𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻’𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮 𝗮𝗯𝗶𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝗺𝗮𝗻𝗴𝗮 𝘂𝗻 𝘁𝗿𝗲𝗻𝗱 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗲𝗼 𝗼 𝗶𝘀𝗼𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼? Come possiamo assicurarci che non sia una “monocoltura”? 

Per questo abbiamo deciso di parlare di “Ecosistema Turismo” perché di per sé integra non solo diverse attività economiche come quelle ricettive, ristorative, escursionistiche e culturali, ma anche la relazione con la comunità (abitanti), mobilità e infrastrutture oltre che ambiente (paesaggio) e tutto ciò che ne caratterizza le peculiarità (biodiversità).

Ne abbiamo discusso con esperti e attivatori territoriali con l’obiettivo di andare oltre la retorica che si sta facendo ora sul turismo e borghi dei territori della Dorsale Appenninica e in particolare nei territori del Centro-Sud Italia.

Alessandra De Matteis, progetto Officine Coesione,  Strategia Nazionale Aree Interne

Ci ha parlato del bisogno attuale di de-istituzionalizzare la strategia e creare dialoghi costanti e continuativi con il territorio. Parte di questi dialoghi è il lavoro con i Giovani delle Aree Interne, con i quali in uno dei tavoli di lavoro si sta lavorando sul tema turismo e cultura. I temi chiave emersi dalle prime attività sono stati il bisogno di una pianificazione strategica del turismo, che includa in modo necessario il coinvolgimento dei cittadini. I giovani richiedono supporto per lavorare nei propri territori affinché il turismo sia basato sulla conoscenza dei luoghi e l’offerta non sia dannosa per l’ambiente.

Ha poi evidenziato la problematica della frammentazione del territorio e dell’offerta turistica, anche nella capacità di accedere ai fondi e la mancanza di una visione comune per creare un’offerta più strutturata. 

La parola chiave resta lo spopolamento ed il bisogno di una rete sui territori. 

Il dibattito a seguire ha coinvolto tre esperti e ricercatori sulle tematiche del turismo e ha fatto emergere alcune tematiche chiave sull’approccio ecosistemico al turismo:

  • Le varie forme di mobilità e di abitare (e abitanti) 
  • Beni comuni e collettivi
  • Partecipazione e percezione dell’immaginario sulle aree interne

Per conoscere meglio le attività di Officine Coesione visita il sito e la pagina Facebook.

Chiara Rabbiosi, Ricercatrice su Turismo, patrimonio culturale, sviluppo locale, docente all’Università di Padova

È partita dall’idea di come considerare il turismo come un elemento strategico per ricomporre il territorio nella dimensione locale, regionale o interregionale per poi focalizzarsi sulla dicotomia tra mobilità in uscita (=spopolamento) e mobilità verso le aree interne (=turismo), lasciando fuori quel che c’è di mezzo negli spostamenti di lavoratori, anziani e pendolari.

Ci ha lasciato come provocazioni: 

  • Ripensare i sistemi turistici in relazione al trasporto pubblico deve avere al centro il tema dei servizi collettivi, soprattutto per categorie fragili che non possono permettersi mezzi privati
  • La contraddizione nell’approccio al trasporto, con l’implementazione dei treni di lunga percorrenza, lasciando le aree interne con poche risorse rispetto al trasporto pubblico, per poi invece promuovere gli stessi territori come “turismo lento
  • Pensare che ogni volta che si offre un servizio di mobilità migliorativo per i collegamenti turistici, è anche un servizio in più per gli abitanti. E che è vero anche l’opposto.

Pierluigi Musarò, professore associato all’università di Bologna e Fondatore e direttore di IT.A.CÀ_migranti e viaggiatori: Festival del Turismo Responsabile

Ha continuato la riflessione sulla problematica del “perché” si scappa dalle aree interne e sulla serie di infrastrutture mancanti. Presentando il festival che da 13 anni fa divulgazione e formazione sul turismo responsabile, ci ricorda che il turismo non è un fine, ma uno strumento per lavorare a livello locale come autosviluppo delle comunità. Per questo è fondamentale che le comunità siano parte di questa co-progettazione del turismo per fare sistema ed andare oltre la frammentazione presentata all’inizio. 

Ci ha dato queste provocazioni: 

  • IT.ACÀ parte dal principo di non fare incoming, visto come un indicatore relativamente anche dannoso come il PIL che rende positivo anche le esternalità negative del turismo, ma becoming, nel senso di effetto trasformativo, che supporta l’incremento di capitale trasformativo della società
  • L’intreccio con altre forme di mobilità, quella dei migranti, ricordando che nelle aree interne è più alto il numero di strutture per richiedenti asilo e rifugiati, quindi dei “restanti per forza” con bisogni e aspettative diverse, ma da includere.
  • È fondamentale parlare di beni comuni e di come creare delle cooperative o altre forme sociali per supportare nuovi modelli di gestione del paesaggio e della terra tra chi vive la città (e magari ha terre inutilizzate) e chi vive la montagna (che ha la volontà, ma non la terra).
  • Cogliere l’occasione delle tante azioni anche per lavorare su una visione politica, attivazione di comunità ha bisogno di interpreti culturali.

Per conoscere meglio il lavoro di Pierluigi Musarò visita il sito di ITACÀ e di Welcoming Spaces.

Umberto Mezzacapo, Ricercatore, Consulente, Facilitatore e Formatore sui temi della Comunicazione, Sostenibilità, Valorizzazione e Rigenerazione Territoriale

Ricollegandosi all’ultimo punto trattato, lo ha ridefinito facendoci uscire dalle retoriche e dalle narrazioni del riabitare.

Partendo dalla provocazione che le aree interne vivono di narrazioni che vanno “dall’Apocalisse al El Dorado”, si perdono le sfaccettature di quel che ne è in mezzo che va dal costo degli edifici rurali, la mancanza di incentivi e il bisogno di rigenerazione urbana per riattivare spazi vuoti e dismessi con nuove economie, che richiedono però una cultura diversa ed il supporto di incentivi.

Ci ha lasciato come provocazioni, partendo da questa riflessione:

  • Pensare a meno case a un euro e più social housing, se quel che si vuole sono nuove forme abitative. 
  • Incentivare i giovani che decidono di rimanere o di tornare promuovendo azioni innovative di carattere sociale, culturale e imprenditoriale; 
  • Rigenerare il patrimonio residenziale dismesso e valorizzare le terre pubbliche e abbandonate ad oggi inutilizzate tenendo conto della dimensione sociale, collettiva e pubblica; 
  • Incentivare le RELAZIONI FUNZIONALI tra aree di tipo diverso, senza trascurare le importanti connessioni strategiche tra aree urbane e aree interne contigue

Per conoscere meglio il lavoro di Umberto Mezzacapo visita il sito di BitMup.

screenshot webinar 1 luglio

Nella parte finale dell’incontro, abbiamo poi dato voce a due casi in cui tutte le tematiche sopra vengono affrontate, in maniera complementare: il ruolo che possono avere i comuni nel supportare la valorizzazione del turismo in modo integrato per la comunità, e la capitalizzazione dei nuovi modi di lavorare e abitare per favorire il riabitare attivo dei territori interni e del Sud.

Gianfilippo Mignogna, Sindaco del comune di Biccari

Come lezione di campo ci ha condiviso il bisogno di andare oltre il ragionare in assenze e mancanze, cercando invece di andare oltre e partendo da quello che abbiamo come risorse. Nel caso di Biccari, si è iniziando dal bosco, in un’area della Puglia di montagna, non raccontata, non conosciuta.

“Avere tanti ettari di bosco senza avere boscaioli è come un paese di mare senza pescatori”. Immaginare il bosco, risorsa, come luogo in cui lavorare, vivere ed ospitare.

La prima scommessa è stata lavorare su questa mancanza per poi legarvi una serie di attività connesse anche al turismo come il recupero dei sentieri, bosco didattico, parco avventura, tra le tante.

Questo ha portato a passare da 1 BnB a 11, da 1 ristorante a 6 e all’attivazione una serie di attività allocate nel centro storico, dove tutto quello che è autentico e richiama la tradizione, ha rivissuto una nuova stagione.

Bosco e borgo non avrebbero dialogato senza la comunità locale, ci dice, e da qui si è partiti nel costruire una Cooperativa di Comunità che ha incluso un Patto generazionale tra giovani e nonni. Gli anziani sono stati chiamati anche per far numero e supportare i giovani, i nipoti, nell’avviare questo progetto.

La Cooperativa di Comunità è diventata l’ente principale ad occuparsi dello sviluppo turistico. Non c’è un assessorato al turismo, appunto perché il turismo non è un fine ma un mezzo, una strategia di accoglienza, apertura, per fare in modo che la gente possa arrivare, anche per la crescita culturale delle persone. 

Il fatto di allenarsi costantemente sulle aperture ha permesso ai cittadini di aprirsi a esperienze particolari di cittadinanza provvisoria.

Tre messaggi di Gianflilippo che vogliamo fissare: 

  • Il turismo ha quella speciale caratteristica per cui quello che fai per gli altri, i turisti, la fai anche per te stesso, e per i tuoi cittadini. Migliora il paese non solo a livello di valorizzazione, ma anche dal punto di vista della fiducia degli abitanti e la qualità del territorio.
  • Si può passare da Comune abituato a essere luogo di partenza, dove i ragazzi avevano appuntamento fisso con l’emigrazione, ad essere paese di passaggio e di arrivo, anche per residenze temporanee.
  • Bisogna fare attenzione a parlare di spopolamento e restanza. Non si combatte lo spopolamento soltanto con i numeri. Se restano per fare numeri ma da sconfitti non è facile poi coinvolgere gli abitanti in azioni attive. 

Per conoscere meglio le attività della Cooperativa Biccari visita il sito della Cooperativa e visitbiccari.

Mario Mirabile, Lavorare a Sud, South Working®

Ha approfondito questi temi attraverso il racconto di cos’è South Working®, che sceglie di non parlare di turismo, ma di lavorare.

È un programma di advocacy in cui il lavoro abile è in realtà solo un mezzo per un fine di coesione sociale territoriale. Mette in rete chi crede in nuove forme di vivere e abitare. 

È innanzitutto un progetto di denuncia, nel Sud e nelle aree interne, verso le promesse che non si sono mai realizzate.  Una denuncia attiva e propositiva, in cui il lavoratore agile si impegna in azioni di “give back verso le comunità”. 

Al cuore del progetto, i presidi di comunità, luoghi e spazi di aggregazione sociale e dialogo intergenerazionale. Infatti, l’azione che il team si propone è di stimolare anche il riuso di luoghi abbandonati e dismessi per creare nuove opportunità di coworking, non immaginando la mercificazione dei borghi con individui chiusi in casa a lavorare in remoto, ma la creazione di nuove forme di collaborazioni digitali, partendo da un protocollo che stabilisce una governance territoriale decentralizzata e flessibile. 

Una grande ambizione che richiede ovviamente un alto livello di cooperazione con la pubblica amministrazione e sta lavorando anche a proposte strutturali legate al social housing e incentivi fiscali di vario tipo. 

Insomma, una forma di cittadinanza temporanea, da intendere come dinamica, fluida, che ci fa ripensare al turismo con una chiave di interpretazione che forse deve già essere più ampia quando parliamo di progetti nelle aree interne. 

Per conoscere meglio le attività di South Working® visita il sito .

Il prossimo incontro

Da questo modo di riflettere in modo organico sul territorio e le sue risorse partiremo per il secondo Laboratorio del percorso, previsto per il 6 Luglio, in cui lavoreremo sulle “Risorse e opportunità generative” per i territori delle aree interne.

Come ci dice Gianfilippo Mignogna in chiusura, l’invito è essere paese ruscello e non paese stagno, citando Franco Arminio. Questo il nostro augurio per i progetti attualmente incubati nel percorso.

Sei curioso di saperne di più? Guarda il video completo dell’incontro sulla nostra pagina Facebook

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Aree Interne Economie Abitanti Valli del Marecchia e Conca

Come possiamo raccontare il 25 giugno: le parole, le persone, i luoghi

25 giugno.

“Giovani”, “desiderio di fare con competenze”, “Giovani senior che fanno da mentor”, “aspirazioni”, “trasformazioni più che tradizioni, o forse che includono tutta la tradizione che occorre”, “abilitazione”, “spazio terzo”. 

Queste alcune delle parole che hanno caratterizzato la giornata del 25 giugno, in cui abbiamo accompagnato l’Ass. Regionale Barbara Lori a conoscere le realtà comunitarie e innovative della Valmarecchia.

In questa giornata non abbiamo mai usato la parola “bisogno”, nessuna accezione negativa. È stato un giorno che ha guardato al futuro della Valmarecchia con nuovi sguardi. 

La Valmarecchia, territorio di confine fatto di speroni di rocce e mari di pietre, con le sue rocche verticali da fiaba, sta vivendo un momento di fermento comunitario e il lancio del progetto coordinato da Figli del Mondo per attivare Economie Abitanti, Appenninol’Hub, non poteva che partire da qui.

Potremmo riassumere il 25 giugno come una giornata di gratitudine, citando le parole di Giovanni Teneggi, coordinatore scientifico del progetto.

Perciò grazie,

Per la presenza (non solo fisica) dell’Assessore Regionale Barbara Lori

Che con sguardo e orecchie attente, ha seguito tutti gli incontri nella Valle durante la visita istituzionale sul territorio e ha condiviso riflessioni, idee, contenuti di quella che è la programmazione regionale per gli anni a venire, ma ancor più ha ascoltato i racconti, tra entusiasmi e difficoltà, di alcuni degli attivatori dell’area.

Discussione con gli invitati all'evento presso l'Ecopark di Casteldelci

A Fabiano Tonielli, sindaco di Casteldelci, e ai ragazzi della neo-nata cooperativa Incanti Delcesi, Michele, Angela e Martina

Con cui abbiamo iniziato questa visita itinerante per la Valmarecchia dall’Ecopark, uno spazio verde non solo non abbandonato, ma vissuto e valorizzato come luogo di economie e creazione di lavoro per i giovani che stanno investendo in questo progetto. Un dialogo immersi nel verde, con gli abitanti che hanno deciso di impegnarsi in questa avventura di impresa abitante.

Il pranzo presso la Fondazione Valmarecchia

Alla prof. Tea Giannini

Che con allegria, esuberanza e professionalità ci ha accolti nella sede della Fondazione Valmarecchia per raccontarci non solo le visioni, ma anche le azioni dell’ente e collaboratori locali per sviluppare le specializzazioni del territorio tra grani antichi ed erbe officinali, supportando innovazione e creazione di lavoro, senza dimenticare la tradizione. E come non raccontare delle stampe romagnole posizionate con cura sui tavoli e dei piatti a base di grani antichi preparati dagli studenti della scuola alberghiera?

Il forno di San Leo con l'assessore Barbara Lori e i partecipanti all'evento

A tutti i ragazzi della cooperativa Fermenti Leontine a San Leo

Un vero presidio territoriale, che ci hanno atteso all’ingresso del forno per raccontare la loro storia di ragazzi e ragazze che ci hanno creduto e che ora trasmettono questo valore agli altri.

L’emozione e passione si legge negli occhi di Marco, quando racconta del cosa vuol dire una Cooperativa di Comunità, e nel sorriso di Marta come nelle parole di Samuele e senza dubbio nelle mani di Manuele, che continua a lavorare l’impasto mentre assaggiamo i biscotti preparati per noi.

A Filippo Tantillo (Officine Coesione)

Per averci stimolato nella discussione sul futuro della Strategia per le Aree interne ma anche per aver evidenziato il bisogno di rendere dialoghi come quello di oggi strutturali e non occasionali e per aver evidenziato l’importanza dell’accompagnamento nelle aree interne, dove non basta lanciare startup innovative e sperare che germoglino da sole. 

A Giovanni Teneggi (Confcooperative)

Per aver parlato di gratitudine e averci portati nel futuro oltre i “se” per vedere realizzare le aspirazioni della Rete e per aver sapientemente lavorato come artigiano nel tessere le parole della giornata. 

A Samir de Chardarevian (ASVIS)

Che ci ha fatto riflettere su come questi territori contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo globali e l’Agenda 2030, ricordandoci che le azioni locali hanno sempre un impatto sul globale.

Alla Rete di Appenninol’Hub e la partecipazione di tutti e tutte i membri nella firma del protocollo

Un patto, più che un documento. Una promessa che vogliamo raggiungere questi obiettivi con fatica e amore e sappiamo che possiamo farlo solo facendolo insieme. Una firma che non ha un valore monetario, ma un profondo valore economico e sociale, per chi ha deciso di dire “sì, sono parte di questa visione e metto in campo le mie competenze”, qualsiasi queste siano.

A tutti coloro che con attente parole e sguardi hanno interpretato il senso dell’accompagnamento delle comunità e insieme a noi lo definiscono ogni giorno. A chi ci ha detto che la comunità è anche e soprattutto relazioni.

A chi ci ha incontrati anche solo con un passaggio o una parola, a chi ci ha fatto conoscere le erbe officinali e piccole attività. A chi rimane nell’ombra dietro una telecamera, un telefono, una macchina

Al team di Figli del Mondo

A chi non vedi, ma rende possibile realizzare giornate come questa, di cui abbiamo bisogno per riempirci l’anima e continuare con ancora più energie in questo percorso di accompagnamento per le imprese delle aree interne.

A te che ci stai leggendo

Al prossimo incontro!

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Aree Interne Call2021 Economie Abitanti

1° laboratorio di sviluppo di idee di Impresa Abitante

Dopo esserci fatti ispirare dalle storie di economie abitanti il 27 aprile, nelle scorse settimane ci siamo rimboccati le maniche, aperto le orecchie e i cuori e ascoltato le storie dei partecipanti.

Il 29 aprile e 6 maggio si è tenuto, in due sessioni, il primo laboratorio di sviluppo di idee abitanti nelle aree interne del Paese di Appenninol’Hub in collaborazione con Primo Miglio – Acceleratore di startup responsabili.

Cosa abbiamo ricevuto?

  • 120 espressioni di interesse
  • 78 idee progettuali
  • 70 partecipanti attivi durante i due laboratori
  • 50 idee ascoltate e approfondite

Le idee che sono arrivate da 12 regioni diverse, la metà sono localizzate in Emilia-Romagna, da dove Appenninol’Hub è partito.

I temi principali trattati sono rigenerazione, ospitalità e turismo, con particolare attenzione al riutilizzo di edifici, nuove forme di accoglienza e turismo responsabile, sostenibile e di comunità. Non mancano idee sull’attivazione culturale, benessere e servizi per giovani ma anche anziani. Su tutto prevale il tema dell’agricoltura in varie forme, dal prodotto locale di dettaglio come nocciole o tartufi, al suo aspetto più ampio e spesso unito alla formazione. Formazione che viene unita al turismo, benessere, scuole, per adulti, bambini ma anche inclusione sociale di migranti e disabili. Molte idee che ridisegnano l’idea dell’abitare con creatività e imprenditoria. Altre che abbracciano la digitalizzazione come servizio, non solo per i nomadi digitali, ma anche per l’assistenza agli anziani.

Tutti gli aspiranti attivatori di economie abitanti sono stati accolti dalla presentazione dei possibili percorsi di Appenninol’Hub.

Infatti, piuttosto che proporre un programma definito e dettagliato uguale per tutti, abbiamo deciso di complicarci la vita, sporcarci le mani e appassionarci ad ogni singola idea, disegnando percorsi appositi in base ai bisogni espressi dai partecipanti.

Quindi, nei prossimi mesi, avremo tre possibili percorsi:

  • I laboratori di attivazione di Appenninol’hub, dall’aspirazione al progetto
  • Un percorso di incubazione definito dall’esperienza di Primo Miglio e disegnato sui bisogni di integrare la componente dell’impatto di comunità
  • Eventuali percorsi individuali per le esperienze più mature

Per tutti, l’inclusione in una rete di progettualità che attraversa tutto l’Appennino. Questo perché l’accompagnamento dei progetti non può essere definito a priori, ma necessità di essere modellato sui bisogni, le aspirazioni e le caratteristiche di chi ne prende parte.

Cosa verrà fatto durante i laboratori di Appenninol’Hub

Per questo nei due laboratori abbiamo dedicato la maggior parte del tempo all’ascolto delle idee, condividendo intensi momenti di ascolto con piccoli gruppi.

Ci siamo chiesti due domande, per definire lo scopo delle idee come imprese abitanti:

  1. Qual è il miglioramento a cui aspira la tua idea nei confronti della comunità?
  2. Un domani questa idea, come resterà in piedi dal punto di vista economico?

E abbiamo invitato i partecipanti a riflettere sulle proprie risposte e raccontarci così le proprie idee, invitando poi anche all’ascolto profondo degli altri.

Dopo l’ascolto, abbiamo chiesto ad ognuno di fermarsi a riflettere e capitalizzare l’ascolto. Abbiamo chiesto se qualcosa fosse cambiato nella loro idea, se si fosse plasmato con la condivisione. Il 95% ha risposto di sì, per lo più condividendo il non sentirsi più soli, ma parte di un processo con piaceri e difficoltà comuni. Alcuni, si sono sentiti ispirati e motivati, altri hanno riflettuto su come integrare nuove componenti alle proprie idee.

Abbiamo poi chiesto di scrivere un titolo di giornale su cosa verrà scritto di qui ad un anno se la loro aspirazione si realizzasse in un progetto. Il risultato è una meravigliosa storia collettiva di come possiamo innovare l’Appennino attraverso micro-progettualità condivise e in rete. Una visione possibile e concreta del ruolo che l’innovazione e le imprese abitanti possono avere nelle nostre aree interne.

Curiosi? Condivideremo presto il risultato di questa storia collettiva, non solo per sognare ma anche per darci l’obiettivo di realizzarlo.

Cosa hanno detto i partecipanti del percorso fin qui?

Tra le richieste arrivate per migliorare e approfondire il percorso, ci sono state:

  • Il supporto nel definire strumenti e modalità per coinvolgere le comunità
  • Fare rete tra progettualità, comunità ma anche con le amministrazioni pubbliche
  • Approfondire l’accesso ai fondi e finanziamenti

Dopo due intense settimane di ascolto, lettura, elaborazione e progettazione siamo carichi ed entusiasti delle energie condivise e non vediamo l’ora di continuare!

Grazie a tutti e tutte coloro che ci hanno dato fiducia e hanno intrapreso questo importante percorso insieme a noi. Siamo solo all’inizio., un ottimo inizio.

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Aree Interne Economie Abitanti

1° incontro di ispir-azione del percorso di Appenninol’Hub

Primo appuntamento del percorso della Call di Economie Abitanti:

Il 27 aprile è partito il percorso Appenninol’Hub, con la promessa di accompagnare le comunità delle aree interne verso imprese abitanti.

Ve lo raccontiamo attraverso alcuni dei messaggi condivisi durante la diretta da parte dei nostri relatori.

Andrea Zanzini, coordinatore del progetto

Ha parlato di cosa è Appenninol’Hub partendo da:

  • Obiettivo: Accompagnare le aspirazioni delle comunità;
  • Come: entrando in relazione con le comunità e gli abitanti per ispirare a fare. Si parte dal creare relazioni, per dare poi gambe e piedi ai progetti;
  • Cosa non è: non un soggetto esterno, un consulente, ma una parte integrante del processo con la comunità che aiuta attraverso l’accompagnamento;
  • Come lavoriamo: Lavoriamo sulle microprogettualità, in cui la formalizzazione in impresa, cooperativa, associazione, è la cornice giuridica per lo specifico progetto/bisogno.

Partiamo dal “perché” e non dal “cosa” stabilire, per capire insieme quale forma è più adatta per il bisogno. 

Barbara Lori, Assessore alla montagna, aree interne, programmazione territoriale, pari opportunità della Regione Emilia-Romagna

È intervenuta per dare più di un saluto istituzionale: ha parlato di come progetti come Appenninol’Hub siano un’azione anche politica per fare la differenza sui territori e ha rimarcato l’importanza di appuntamenti e formazione per orientare e conoscere attraverso la condivisione.

Un nuovo periodo di programmazione (2021-2027) sta per partire e nel documento strategico ci sono molti elementi che incrociano le azioni e il lavoro prezioso di rete ed integrazione. Gli attori del territorio ne sono i protagonisti, in visione di progettualità ritagliate sui singoli territori. 

La normativa sulle cooperative di comunità è stata approvata, queste possono quindi essere un’occasione di sviluppo e integrazione nella dimensione sociale e offrire posti di lavoro di cui i territori hanno bisogno.

Le azioni possono sostenere e guidare le decisioni, ed è importante questo allineamento di volontà dei territori, sia spinta strategica e politica nello sviluppo dei territori.

Giovanni Teneggi, Direttore scientifico di Appenninol’Hub

Per dare il via al primo punto fondante della creazione di imprese abitanti, l’aspirazione individuale, Giovanni ci ha parlato di notizie e fatti, non solo visioni. Partiamo infatti dal concetto di economie abitanti, qualcosa che viene ancor prima della comunità.

Si è soffermato sulle parole, cosa sono le aspirazioni per la resistenza e generatività dei luoghi. Ci ha invitato ad accettare le parole:

INTERESSE, CONDIZIONI ABILITANTI, FARE, BIOGRAFICO, GLOBALE, TRASFORMAZIONE, RELAZIONE, VITA

come concetti centrali nell’attivare economie abitanti. Ci ricorda che si fa economia, non cooperativa, sociale, ecc., si fa economia e imprese

Bisogna abilitarci e abilitare ad essere nel posto delle economie e degli abitanti, senza ulteriori qualificazioni, che arrivano dopo. 

Dopo esserci proiettati nel mondo delle aspirazioni, siamo scesi a terra insieme ai racconti di economie abitanti intorno a noi, attraverso le parole di chi ha scelto di seguire le proprie aspirazioni e che nel territorio ha trovato la risposta per realizzarle.

Roberto Sartor, Chiocciola la Casa del Nomade – Pennabilli

Roberto ci parla di come un gruppo di giovani sia  diventato calamita per l’attivazione della comunità attraverso il lavoro con le scuole, considerando il potenziale del territorio proprio nel suo essere marginale per un’offerta formativa innovativa. 

Ci dice dello stare nei luoghi, conoscerli, ma allo stesso tempo stare nel mondo. È quello che succede a Pennabilli, un piccolo borgo dell’Alta Valmarecchia. 

Ci racconta di come il loro progetto sia a supporto della scuola pubblica: nella ricerca di nuove risorse, facilitazione e aiuto agli operatori scolastici. La sfida è di sviluppare una metodologia per considerare il territorio come nuove risorse da condividere con i ragazzi.

Ci racconta anche di come siano partiti in 2 in questa avventura abitativa, e a suo modo imprenditoriale, ed ora siano una comunità di 15 giovani adulti, in cui ognuno si ritrova per seguire la propria aspirazione e percorso personale con il supporto di una piccola comunità.

Non è un modello, ma l’esperienza ritagliata e adattata sulla specificità del luogo e delle persone. 

Oggi questo gruppo ha anche un ruolo di facilitazione per chi si vuole avvicinare alla vita in montagna, per qualche giorno o fermandosi per abitarlo, mettendo insieme gruppi di persone, spazi, esperienze e territorio per un nuovo modo di vivere i luoghi.

Per saperne di più sulle attività di Roberto e l’Associazione Chiocciola la Casa del Nomade visita il sito.

Andrea Paoletti, Netural Coop / Wonder Grottole – Matera / Grottole

Andrea, di origini piemontesi e trapiantato in Basilicata, ci racconta dell’arrivo a Grottole, a piedi. E di come la domanda sia stata: “Con tutti questi spazi abbandonati e dismessi nel centro storico, cosa facciamo?”

Ci ha parlato così di come unendo competenze e creatività ha attivato un movimento per contrastare l’abbandono abitativo, re-inventando l’utilizzo degli spazi nelle aree interne della Basilicata.

La differenza è nel metodo: non solo arrivare a fare qualcosa ma anche capire cosa la pancia del territorio dice e cosa la comunità vuole fare. 

Da qui si è partiti, iniziando una mappatura del territorio, di chi erano i proprietari, ma anche come riutilizzare gli spazi attraverso nuovi immaginari e nuove forme di riutilizzo, dalla riqualifica, al comodato d’uso gratuito pensando al bisogno attuale della comunità, ma anche al valore futuro di investimento per chi decide di concedere lo spazio.

Quindi ha mappato luoghi, ma anche le relazioni, ponendo nuove domande e non solo immaginando, ma anche concretizzando che siano le comunità gli attori principali delle loro storie.

Per saperne di più sulle attività di Andrea e dei progetti intorno a Wonder Grottole, visita il sito.

Patrizia Vita, Progetto Fragibilità – Ussita

Patrizia con la sua storia ci ha emozionato, parlando del suo ruolo nella cura della comunità e resilienza. Nata a Ussita, un piccolo borgo nel cuore dei monti Sibillini, fuggita come molti dei giovani di queste aree, è poi tornata dopo 20 anni con un’idea, quella dell’attivare un B&B. Il terremoto del 2016 ha cambiato tutto, ma ha dato la possibilità di ripensare le forme della cura e di re-inventarsi a chi ha deciso di restare comunque.

Patrizia oggi è operatrice di prossimità, un lavoro senza “definizione”, ma che lascia la libertà di non timbrare cartellini. È un servizio per gli over 65, nato lo scorso marzo 2020 che offre sul territorio una figura che va a intercettare i bisogni primari degli abitanti come spesa a domicilio, medicine, digitalizzazione di base. L’operatore di prossimità lavora insieme ad altre figure come fisioterapista, psicologo e infermiere di comunità, ma ha uno scopo molto specifico: andare nei luoghi, capire i bisogni a partire dalla prossimità. Non si sostituisce ai servizi delle ASL, ma è un’integrazione dove i servizi non sono sufficienti, dove il primo ospedale è a 45km svalicando l’Appennino e dove non ci sono i numeri per assicurare un medico di base.

La domanda è ora: come andare avanti? Come rendere sostenibile un progetto di welfare comunitario come questo?

Per saperne di più sul lavoro di Patrizia e del progetto Fragibilità, visita il canale facebook e il video E’tv Marche.

Isabella Cocci,  rASOterra agricULTura – Lapedona

L’ultima condivisione della serata è proprio quella di una scelta imprenditoriale decisa, abilitante per il territorio, che ha attivato la comunità locale diffondendo la cultura del “fare” agricoltura sulla base dei principi dell’agricoltura organica-rigenerativa.

Isabella, bioarchitetto, ci dice di come il richiamo alla terra sia stato per lei fortissimo, insieme al desiderio di una vita diversa. È la base da cui è partito un progetto rASOterra, costruito insieme a suo marito, Yuri, e portato avanti con il piccolo Pietro, loro figlio.

“AgricUltura”, per fare Cultura e non coltura e promuovere qualcosa in più. È il desiderio di condividere e fare qualcosa che non sia solo produrre cibo in un’area ad agricoltura intensiva, ma offrire  un’alternativa, attraverso l’esempio.

Sono partiti acquistando una scuola abbandonata e ridandola alla comunità. Un luogo da sempre chiamato “Schola”, in dialetto, in cui è partito un progetto di agricoltura rigenerativa, fondato su chiari valori e formazione continua. Una scelta importante è stata quella di non avere un punto vendita in azienda, ma di lavorare sulle consegne porta a porta ai consumatori e alle botteghe che sposano i valori dell’azienda. Attraverso un bando GAL, sono riusciti a ottenere un finanziamento per riqualificare Schola, che sarà ora un luogo di ospitalità diversa rigenerata e rigenerante. rASOterra è oggi anche un luogo di educazione e formazione all’agricoltura. 

Per saperne di piú di Isabella e rASOterra, visita il canale facebook.

In conclusione

Il nostro viaggio nell’Italia delle economie abitanti, ha toccato i temi dell’abitare, della formazione, dei servizi e dall’agricoltura. 

Ha visto diverse forme per realizzare i progetti: cooperative, associazioni, micro-imprenditoria, progettazione e finanziamenti pubblici. Perché la forma si plasma dall’idea e non viceversa.

Infine, Giovanni Teneggi ha chiuso così, rimarcando le parole più significative dei racconti:

  • Per Roberto: EDUCAZIONE E PEDAGOGIA, rammendo culturale della comunità
  • Per Andrea: OPERA, poiché la comunità, il territorio e la prossimità non sono una cosa data e rivendicabile. Anzi, sono un’opera costante, in costruzione, un cantiere da guadagnarsi.
  • Per Patrizia: INTENZIONE, che era presente in tutti, ma per lei é un nascere nuovamente da “ritornante”. La rappresentazione della scelta di nascere intenzionalmente in un luogo.
  • Per Isabella: AFFIDAMENTO, economia del dono. Il donare come un investimento per la remunerazione collettiva in un tempo altro e altrove.

Tenere insieme in modo educato la consapevolezza globale e la semplicità della terra è complicato, ha bisogno di una scelta di campo testimoniata con consapevolezza e competenza.

Dall’ “Eroe” Roberto Sartor di Chiocciola, alla visione e sperimentazione di Andrea Paoletti di Grottole, dalla forza di Fragibilità e di Patrizia Vita, all’attaccamento alla terra e alla sua Cultura di Isabella Cocci, parte così il nostro percorso verso Economie Abitanti.

Sei curioso di saperne di più? Guarda il video completo dell’incontro sul nostro canale YouTube!

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Aree Interne Giovani Aree Interne

Nasce la pagina Fb dei giovani delle Aree Interne

È da poco nata la pagina Facebook del progetto Officina Giovani Aree Interne!Il progetto mira al coinvolgimento strategico di associazioni, attivisti, operatori economici e ricercatori under 40 che operano nelle #areeinterne nelle politiche dei giovani e mira a identificare priorità e scopi comuni per:👉 Promuovere azioni per la #valorizzazione delle risorse #territoriali e dell’energia delle nuove generazioni, puntando sull’intraprendenza;👉#Partecipare attivamente all’attuazione della #StrategiaNazionale Aree Interne sul territorio facilitandone e monitorandone l’avanzamento.👍 Se sei interessato a questi temi segui la pagina e entra a far parte della community che lavora insieme per il futuro delle aree interne Il progetto è promosso da Officine Coesione per le Aree Interne e supporto dal Comitato Tecnico Aree Interne (CTAI).