Abbiamo facilitato un retreat esperienziale per Surf in Town, lavorando sulle dinamiche di gruppo, sulla fiducia e sui valori condivisi.
Ci sono gruppi che arrivano a un retreat per costruire qualcosa.
E gruppi che scoprono di averlo già.
Con Surf in Town è successo questo.
Durante una giornata di lavoro a Rimini, abbiamo accompagnato il gruppo in un percorso esperienziale fatto di attività semplici, corporee e relazionali: momenti di attivazione, lavoro sulle emozioni, pratiche di gruppo e restituzione condivisa.
Fin dall’inizio è emersa una qualità chiara:
una forte capacità di stare insieme, di fidarsi, di accogliere.
Non qualcosa da costruire da zero, ma qualcosa di già presente.
Un retreat esperienziale per lavorare sulle dinamiche di gruppo
Il lavoro si è sviluppato attraverso esercizi che hanno permesso al gruppo di osservare se stesso in azione.
Attività di fiducia, momenti di relazione uno a uno, pratiche collettive: strumenti semplici che hanno reso visibili dinamiche spesso implicite.
Non si trattava di “insegnare” qualcosa, ma di creare le condizioni perché emergesse ciò che già c’era.
Ed è proprio lì che è successo il passaggio.
Dal vissuto al linguaggio
Nel corso della giornata, questa qualità ha preso forma in modo spontaneo.
A un certo punto qualcuno lo ha detto così:
“Questa cosa qui noi la facciamo già… non so come, ma succede.”
Da lì è nato un passaggio importante: dare un nome a questa capacità.
Il gruppo l’ha chiamata “kit di benvenuto”.
Un modo semplice per descrivere una predisposizione diffusa all’accoglienza, alla cura e alla connessione.
Rendere visibile ciò che già esiste
Il lavoro non è stato quello di introdurre qualcosa di nuovo, ma di:
- riconoscere questa capacità
- renderla più consapevole
- iniziare a immaginare come mantenerla nel tempo
Attraverso attività di gruppo e pratiche esperienziali, il gruppo ha tradotto i propri valori in immagini concrete, condivise, vissute.
Non più parole, ma esperienze.
Un equilibrio da coltivare
Accanto a questo, è emersa anche una riflessione importante.
La forza identitaria del gruppo è una risorsa, ma va tenuta in equilibrio.
“Siamo molto uniti… però dobbiamo stare attenti a non diventare troppo ‘noi’.”
Da qui il lavoro sul rimanere un gruppo aperto, accessibile, capace di accogliere anche nel tempo.
Cosa resta
Questa esperienza ha lasciato al gruppo:
- una maggiore consapevolezza delle proprie dinamiche
- un linguaggio condiviso
- alcune pratiche semplici da portare negli eventi e nella quotidianità
E soprattutto, una conferma:
la qualità delle relazioni è già lì.
Serve solo riconoscerla e continuare ad allenarla.
Un punto di partenza
Il retreat non è stato un punto di arrivo, ma un passaggio.
Un momento per fermarsi, guardarsi e scegliere come crescere.
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