Turismo esperienziale e activities: come costruire esperienze capaci di valorizzare i territori appenninici

Nel percorso FOER per Animatori territoriali di Comunità, il Dott. Marco Cocciarini ha guidato un laboratorio sul turismo esperienziale e sulle activities come leva per valorizzare i territori appenninici. Dalla bottega artigiana al benessere, dai castelli ai laboratori di comunità, l’esperienza diventa il cuore di una nuova attrattività territoriale.

Nel percorso FOER – Formazione per Animatori territoriali di Comunità, promosso nell’ambito del progetto dedicato a competenze per il turismo innovativo, la progettazione partecipata e lo sviluppo locale sostenibile, uno dei temi centrali è stato il rapporto tra territori, comunità e nuove forme di attrattività turistica.

marco cocciarini appenninohub

All’interno del corso, il Dott. Marco Cocciarini, consulente di Appenninol’Hub ed esperto di turismo esperienziale, destination management e sviluppo di activities turistiche, ha guidato i partecipanti in un laboratorio dedicato a una domanda molto concreta: perché una persona dovrebbe scegliere di visitare un territorio meno conosciuto, magari appenninico, montano o interno?

La risposta emersa durante l’incontro è chiara: oggi non basta più dire “venite qui, il territorio è bello”. Serve costruire esperienze memorabili, autentiche, acquistabili e raccontabili.

Il corso per Animatori territoriali nasce proprio per rafforzare competenze nella progettazione partecipata, nella facilitazione di comunità, nel turismo innovativo, nella rigenerazione territoriale e nello sviluppo locale sostenibile in Emilia-Romagna. La figura dell’animatore territoriale viene infatti descritta come una figura “ibrida”, capace di connettere facilitazione sociale, innovazione digitale, sviluppo locale e creazione di Patti di Comunità efficaci.

Dal turismo tradizionale al turismo dell’esperienza

Per molti anni il turismo è stato organizzato intorno ad alcuni elementi principali: dove dormire, dove mangiare, come arrivare, quali monumenti visitare. Il turista sceglieva una destinazione, prenotava un alloggio e, solo in un secondo momento, decideva quali attività svolgere.

Oggi questo schema è profondamente cambiato.

Sempre più spesso la scelta del viaggio nasce da una domanda diversa: che cosa posso fare in quel luogo?

L’esperienza non è più un elemento accessorio del viaggio, ma diventa il cuore della motivazione. Si viaggia per partecipare a un festival, fare un trekking, vivere un laboratorio artigianale, assaggiare prodotti locali nel luogo in cui nascono, dormire in una dimora storica, scoprire una bottega, attraversare un paesaggio con una guida, imparare una pratica, vivere un momento esclusivo o condividere un’attività con una comunità locale.

Durante il corso, Cocciarini ha sottolineato questo passaggio: le activities, cioè le cose da fare in una destinazione, sono oggi una leva decisiva per rendere attrattivi anche luoghi che non possiedono un brand turistico già consolidato.

Per le aree interne e appenniniche questo è un punto fondamentale. Non tutti i territori possono competere con città d’arte come Firenze, Roma o Venezia. Ma ogni territorio può costruire esperienze uniche, legate alla propria identità, alla propria memoria, ai propri mestieri, ai propri paesaggi e alle proprie comunità.

Perché le activities sono decisive per le aree interne

Le destinazioni più note soffrono spesso di overtourism e cercano sempre più di selezionare i flussi, puntando su esperienze a numero chiuso, proposte esclusive, visite speciali, percorsi premium e attività ad alto valore aggiunto.

I territori meno conosciuti, invece, hanno una grande opportunità: possono attrarre persone non tanto grazie al nome della destinazione, ma grazie alla forza dell’esperienza proposta.

Un piccolo borgo, una valle, una bottega, un castello, un laboratorio, un sentiero o un’antica tradizione possono diventare motivo di viaggio se vengono trasformati in una proposta chiara, accessibile e ben comunicata.

L’animatore territoriale, in questo senso, può svolgere un ruolo strategico: aiutare comunità, operatori, artigiani, imprese locali, associazioni e amministrazioni a riconoscere ciò che già esiste e trasformarlo in esperienze organizzate.

Non si tratta di inventare artificialmente un prodotto turistico, ma di far emergere il valore nascosto dei luoghi.

Un’esperienza deve essere unica, concreta e raccontabile

Uno dei passaggi più importanti della lezione riguarda la differenza tra “vedere qualcosa” e “fare qualcosa”.

Un turista può visitare un museo, un castello o un paesaggio. Ma un’esperienza turistica realmente memorabile nasce quando quella persona viene coinvolta in modo attivo.

Può trattarsi di:

  • entrare in una bottega storica e scoprire come funziona un antico mestiere;
  • vivere per qualche ora o qualche giorno come in un’epoca passata;
  • partecipare a una raccolta, a una preparazione o a un rito locale;
  • imparare una tecnica artigianale;
  • ascoltare storie di comunità direttamente dagli abitanti;
  • costruire un itinerario narrativo a partire da oggetti, memorie e luoghi;
  • sperimentare attività legate al benessere, alla natura, alla cucina, alla musica o al paesaggio.

L’esperienza funziona quando riesce a rispondere a tre domande:

Perché dovrei venire proprio qui?
Che cosa posso fare che altrove non trovo?
Che storia potrò raccontare dopo averla vissuta?

Nel turismo contemporaneo, la raccontabilità è un elemento decisivo. Le persone cercano esperienze che abbiano un valore personale, emotivo e sociale. Non solo qualcosa da consumare, ma qualcosa da ricordare e condividere.

Dalla visita guidata al laboratorio esperienziale

Durante il laboratorio sono emersi diversi esempi concreti proposti dai partecipanti. Uno di questi riguarda la possibilità di trasformare una bottega storica di orologeria in un’esperienza intorno al tema del tempo.

Non una semplice spiegazione sugli orologi, ma un laboratorio capace di far osservare ingranaggi, strumenti antichi, sveglie meccaniche, meridiane, pendoli e oggetti di famiglia. Un’attività di questo tipo può diventare interessante per scuole, famiglie, appassionati di artigianato, persone curiose di mestieri ormai rari o visitatori interessati alla memoria materiale dei luoghi.

Il valore dell’esperienza non sta solo nell’oggetto, ma nella storia che l’oggetto permette di raccontare: il tempo, il lavoro manuale, la trasmissione familiare, il rapporto tra tecnologia e vita quotidiana.

Un altro esempio riguarda il benessere: un fine settimana in Appennino pensato per poche persone, con trattamenti, yoga nidra, campane tibetane, meditazione nel giardino e laboratori dedicati alla nutrizione. In questo caso il territorio non è solo sfondo, ma diventa parte della “bolla” esperienziale: silenzio, lentezza, cura, accoglienza, natura.

Un terzo esempio riguarda la possibilità di vivere per alcuni giorni un’esperienza storica immersiva tra castelli, fortezze e personaggi del passato. Non solo visitare un luogo medievale, ma interpretare ruoli, mangiare ricette ispirate all’epoca, ascoltare racconti, abitare temporaneamente un immaginario.

Questi esempi mostrano bene il salto necessario: dal servizio all’esperienza, dalla spiegazione alla partecipazione, dal luogo alla storia vissuta.

Segmentare il pubblico: non esiste “il turista” in generale

Uno degli errori più frequenti nella promozione turistica è pensare che un’esperienza possa andare bene “per tutti”.

In realtà ogni proposta deve essere progettata a partire da un target preciso. Una stessa idea può generare più prodotti diversi, se viene adattata a pubblici differenti.

Una bottega artigiana, per esempio, può proporre:

  • un laboratorio didattico per le scuole;
  • un’esperienza emozionale per adulti legata alla memoria familiare;
  • un’attività per appassionati di meccanica, design o oggetti vintage;
  • un format breve per visitatori di passaggio;
  • un’esperienza premium per piccoli gruppi.

Allo stesso modo, un’attività legata al benessere può rivolgersi a coppie, piccoli gruppi, persone in cerca di rigenerazione, operatori del settore, senior, famiglie, gruppi aziendali o reti di professionisti.

Segmentare significa rendere l’esperienza più chiara, più vendibile e più efficace.

Per un animatore territoriale questa competenza è fondamentale: non basta raccogliere idee, bisogna aiutare gli operatori locali a trasformarle in proposte sostenibili, con un pubblico, un prezzo, una durata, una modalità di prenotazione e canali di distribuzione coerenti.

Prezzo, esclusività e sostenibilità economica

Il turismo esperienziale non coincide necessariamente con il turismo di lusso. Un’esperienza può essere accessibile, popolare, scolastica, familiare o di comunità.

Tuttavia, ogni attività deve avere una sostenibilità economica.

Durante la lezione è emerso un punto importante: il prezzo non va definito solo in base al tempo impiegato, ma anche in base al valore percepito, all’unicità, alla cura richiesta, al numero massimo di partecipanti, alla preparazione necessaria e alla qualità dell’esperienza.

Un’esperienza per due persone, completamente personalizzata, avrà un prezzo diverso da un laboratorio per una classe scolastica. Una visita a numero chiuso in un luogo non accessibile al pubblico avrà un valore diverso da un’attività replicabile ogni giorno. Un percorso con più attori coinvolti richiederà una ripartizione chiara dei ricavi.

Per questo è importante costruire non solo l’idea creativa, ma anche il modello operativo.

Una buona scheda esperienza dovrebbe indicare:

  • titolo;
  • descrizione breve;
  • pubblico di riferimento;
  • durata;
  • luogo di svolgimento;
  • numero minimo e massimo di partecipanti;
  • cosa è incluso;
  • cosa deve portare il partecipante;
  • prezzo;
  • condizioni di prenotazione;
  • accessibilità;
  • lingue disponibili;
  • eventuali partner locali;
  • canali di vendita.

Canali di distribuzione: dove vendere le esperienze

Avere una bella esperienza non basta. Serve renderla visibile.

Durante il corso sono stati citati alcuni grandi canali internazionali dedicati alle activities, come piattaforme globali per la vendita di esperienze, tour e attività. Questi strumenti possono offrire grande visibilità, ma richiedono proposte ben strutturate, prezzi chiari, disponibilità, standard di servizio e spesso commissioni elevate.

Accanto ai grandi portali, però, esistono anche altri canali strategici:

  • uffici turistici e destinazioni locali;
  • reti di strutture ricettive;
  • scuole e agenzie educative;
  • associazioni tematiche;
  • tour operator specializzati;
  • gruppi aziendali;
  • social media;
  • newsletter;
  • passaparola tra operatori simili;
  • collaborazioni con imprese locali;
  • reti di esperienze affini in altri territori.

Il passaparola, in particolare, resta un canale potentissimo. Ma per funzionare deve essere organizzato: una rete di operatori che propongono esperienze diverse ma complementari può generare scambi, raccomandazioni e nuove opportunità.

Questo è un punto particolarmente vicino alla visione di Appennino l’Hub: lo sviluppo territoriale non nasce da singole iniziative isolate, ma da ecosistemi collaborativi.

Il ruolo degli Animatori territoriali

Il laboratorio condotto da Marco Cocciarini si inserisce pienamente negli obiettivi del percorso per Animatori territoriali. La pagina del corso sottolinea infatti la necessità di competenze relazionali, conoscenza del territorio, progettazione partecipata, strumenti digitali, storytelling, branding, turismo esperienziale e capacità di attivazione comunitaria.

L’animatore territoriale può diventare una figura chiave per:

  • ascoltare bisogni e desideri della comunità;
  • mappare risorse, luoghi, competenze e saperi locali;
  • facilitare il dialogo tra operatori, cittadini, enti e imprese;
  • accompagnare la nascita di Patti di Comunità;
  • trasformare risorse diffuse in esperienze riconoscibili;
  • collegare turismo, cultura, artigianato, agricoltura, benessere e paesaggio;
  • favorire nuove economie locali sostenibili.

In questo senso il turismo esperienziale non è solo una tecnica di marketing. È uno strumento di rigenerazione: aiuta una comunità a riconoscere il proprio valore, a raccontarlo, a condividerlo e, quando possibile, a trasformarlo in lavoro.

Dal Patto di Comunità alle esperienze territoriali

Il percorso formativo per Animatori territoriali lavora anche sulla costruzione di Patti di Comunità, intesi come strumenti per passare dalla visione condivisa alla roadmap concreta di attivazione territoriale. La pagina principale del progetto collega infatti il corso alla capacità di trasformare governance partecipata, rigenerazione e sviluppo locale in azioni operative.

Le esperienze turistiche possono diventare uno degli output concreti di un Patto di Comunità.

Un Patto può infatti mettere insieme:

  • un Comune che facilita l’uso di spazi e luoghi;
  • associazioni che custodiscono memoria e relazioni;
  • artigiani che aprono le botteghe;
  • ristoratori che valorizzano prodotti locali;
  • guide e operatori culturali che costruiscono itinerari;
  • giovani che curano comunicazione e contenuti digitali;
  • strutture ricettive che ospitano e promuovono;
  • abitanti che diventano narratori del territorio.

In questo modo il turismo esperienziale diventa turismo di comunità: non una vetrina esterna, ma un processo di attivazione locale.

Una nuova attrattività per l’Appennino

L’Appennino non deve imitare le grandi destinazioni turistiche. Può costruire una propria attrattività a partire da ciò che lo rende diverso: paesaggi, silenzi, borghi, saperi manuali, cammini, storie familiari, produzioni locali, pratiche di cura, riti, memorie, comunità.

La sfida è trasformare questi elementi in esperienze leggibili, prenotabili, sostenibili e desiderabili.

Per farlo servono metodo, creatività e collaborazione.

Il contributo portato dal Dott. Marco Cocciarini nel percorso FOER ha offerto ai partecipanti proprio questo: una cornice concreta per passare dall’idea generica di “valorizzare il territorio” alla costruzione di attività capaci di generare interesse, movimento, relazione e valore.

Perché un territorio non diventa attrattivo solo quando viene promosso meglio. Diventa attrattivo quando offre alle persone una ragione autentica per arrivare, fermarsi, partecipare e tornare a casa con una storia da raccontare.